Esplorazioni Digitali

Kidsbit è un festival interamente dedicato ai bambini del ventunesimo secolo e alle loro famiglie. Proiezioni, laboratori e seminari realizzati con tecnologie digitali e dislocati per la città.

La terza edizione 25-27 maggio 2018 ha superato le 2000 presenze. Parole chiave e aree tematiche d’azione: suona, costruisci, esplora, osserva, sogna, guarda e balla.
Il programma del festival è stato ricco di proposte. Le cicogne hanno volato sopra Officine Fratti catapultando dentro il nostro spazio una miriade di bambini, generazioni future con poteri digitali.

Il multimediale che avanza inesorabilmente e che consente di approcciarsi al mondo percorrendo esperienze interattive.

L’apprendimento del reale passa attraverso il fare: stimolare, perlustrare e giocare.  

“I bambini sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta”.
Haim G. Ginott

Lasciare il segno è l’obiettivo che ci prefissiamo. Rompere le righe, stupire e meravigliare. La scintilla è in tutto quello che non ci aspettiamo. I bambini, come carte assorbenti, immagazzinano esperienze che trattengono e all’occorrenza rilasciano. Crediamo che la costruzione del sé passi attraverso una moltitudine di occasioni, Kidsbit è una di queste.

Noi abbiamo trasformato in giochi interattivi i nostri progetti, raccontandoli da un ulteriore punto di vista.
Ester con INDOVINA INDOVINELLO ha proposto un rebus tramite Qr code, Lorenzo con GIOCA E PEDALA ha trasformato la sua bicicletta in un videogioco e nell’installazione COLLAGE LUMINOSI abbiamo creato delle forme da proiettare mescolando carte e stoffe, plasmando universi paralleli. 

Abbiamo inoltre ospitato incontri, laboratori di robotica, scintillanti set fotografici e navicelle spaziali. I bambini sono stati guidati nei giochi contemporanei ma lasciati liberi di frugare e sbalordirsi.

Kidsbit ha reso anche noi piccoli esploratori digitali.

 

Di Elisa Pietrelli

 


Ponti di opportunità

Le luci di Officine si accendono e si spengono e la porta è un imbuto di spifferi avventurosi.

Un succedersi di avvenimenti che ci spinge, giorno dopo giorno, a quantificare i passi percorsi. Mesi intensi frammentati tra progetti personali e progetti condivisi.

È accaduto di tutto e il tutto si manifesta con grande vivacità, spunti e riflessioni incominciano a essere un bagaglio ingombrante, ancora informe, ma così denso da incanalarci nel futuro.

 

Giovedì 15 marzo il workshop “Storie di Design” si è svolto all’insegna dell’artigianato di qualità. OspitiMarco Bettiol, autore del libro Raccontare il Made in Italy, e cinque eccellenze dell’artigianato italiano, Daniele Parasecolo, Blueside, Banderari, Black Dioniso e Virginia Severini. Determinazione, orgoglio, prodotti e sfide.

Le domeniche tra pioggia e spruzzi di sole sono state scandite da un groviglio di workshop organizzati da Week Hand negli spazi di Officine, i partecipanti guidati da mani esperte hanno realizzato saponi, borse, sculture in fili di ferro, tele e ricami. Manualità, passione, condivisione e partecipazione.

Durante l’International Journalism Festival, dall’11 al 15 aprile, la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia ha fatto capolinea a Officine con postazioni redazionali. Interviste, riprese e incontri.

Claudia è tornata nella sua isola, in Sicilia, e ha lasciato la sua postazione a Beste, che è diventata parte del gruppo. Beste Ural Oliva Fonteni ha 31 anni ed è turca. Lavora con la porcellana, con la scultura, con la materia, plasma verso la terza dimensione. Così lo spazio subirà una prima metamorfosi per accoglierla nel migliore dei modi.

La lavagna di Officine è diventata una Star. Venerdì 4 maggio, in occasione del festival di letteratura in lingua spagnola Encuentro, è salita sul palco del cinema Zenith, parte della scenografia dello spettacolo Quando la vita era piena di goal con Neri Marcorè e Fabio Stassi. Un monologo sul calcio, sulle partite mai giocate, sull’amore e sui trofei. La lavagna, arredo scolastico che ritorna costantemente in tutti i nostri locali, ci conduce a un volo pindarico: le sei lavagne di Beuys, custodite a Palazzo della Penna e realizzate il 3 aprile 1980, quando l’artista fu invitato a tenere una lezione a Perugia. Utopie raccontate tracciando segni bianchi su una superficie nera. Tutto ci trasporta verso celesti visioni, le connessioni sono pura energia.

Le consulenze singole e collettive con Andrea Fora, indispensabile formazione per focalizzarci e prendere sempre più coscienza dei nostri progetti, sono una costante di quest’ultimo periodo.

Venerdì 11 maggio abbiamo poi raggiunto Filippo Salvucci e Stefano Rossi a Foligno per visitare il Multiverso, situato in un grande palazzo nel centro della città, vicino agli Orti Orfini e delimitato da un piccolo fiumiciattolo; inizialmente l’edificio era un orfanotrofio, poi si è trasformato in un bordello, e oggi è uno spazio di coworking. Dal cortile del piano terra, gremito di margherite e rose, si aprono aree comuni e stanze su stanze adibite a luoghi di lavoro. Si susseguono scrivanie e sedie, attualmente 12 professionisti lavorano fianco a fianco ma in totale autonomia in campi diversi: grafica, start up, social media marketing…Siamo sempre più sbigottiti davanti alla tenacia che rende i sogni concreti.

Continuano gli appuntamenti da segnare in agenda, da definire e programmare. Non stiamo per niente fermi e anche quando sembra tutto tacere costruiamo ponti di opportunità.

Di Elisa Pietrelli

 


SPAZIOFF. Officine invasa da Foto

La prima volta che Efrem Raimondi è approdato a Officine ha scrutato lo spazio nei minimi dettagli cercando qua e là la collocazione giusta per le opere tra macchine da cucire, biciclette appese, scene del crimine, muri di pietra e piccole pareti bianche. Ne è nato un percorso espositivo che si disloca tra le nostre postazioni di lavoro.

Un allestimento iconografico di espressività e visioni femminili. Sensibilità ed emotività divergenti. Linguaggi diversi nei formati, nei colori e nei materiali utilizzati.

Efrem è un connubio di dirompenza e delicata cura.

Undici fotografe, uguali ma diverse. UNO SGUARDO FEMMINILE ALLA FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA: l’esposizione curata da Raimondi è lo SPAZIOFF del Perugia Social Photo Fest 2018. Una fiumana di persone all’inaugurazione del 10 marzo e un flusso continuo nei giorni successivi.

Vi raccontiamo, a modo nostro, tutto quello che c’è, in un itinerario casuale tra piani, stanze e gradinate.

Paola Rossi /// L’INFINITO VIAGGIARE – “Non è un viaggio in particolare. È una storia fatta di luoghi”. Tagli di luci e simmetrie affiorano in camere di hotel, sale da pranzo e autogrill.
Cinzia Aze /// COLLAZE – Il formato polaroid diventa lo spazio dell’immaginario, ritagli di riviste, acrilico, puntine e brillantini compongono “nuove fintissime fotografie, nate senza l’ausilio della macchina fotografica”.
Dana de Luca /// LA PETITE MORT – Esplosione, forza vitale, malinconia e rilascio spirituale. Ci si interroga sull’istante successivo all’orgasmo. Cosa ne rimane immediatamente dopo?
Sophie–Anne Herin /// LA PLONGÈE – È un’immersione in se stessi e il ritorno in superficie, un viaggio che genera cambiamento. Una sagoma bianca irrompe nello spazio nero.
Benedetta Falugi /// DIARY (2009/2016) – “Un diario personale, scritto con immagini al posto delle parole”. Luoghi e persone si connettono agli stati d’animo.
Irene Maiellaro /// SENZA TITOLO – È un invito a muoverci: “Nello spazio di un click io mi muovo”. Un dinamismo mosso.
Laura Lomuscio /// SONO DOVE SOGNO – Sette ritratti femminili, occhi chiusi, mani tra i capelli, bocche serrate o occhi altrove. Il sogno: “Nulla che sia stato visto”.
Iara Di Stefano /// QUALCUNO UNA VOLTA MI HA RICORDATO – “Ha ricordato me. Ed anche qualcosa”. Scorci, dettagli, luci e ombre.
Lisa Ci /// MA DENTRO VOLIAMO VIA, 2016 – “Immagini in bianco e nero in cui l’identità fisica viene deformata dall’ombra”. Lo sguardo fisso di un enorme cavallo bianco.
Tiziana Nanni /// TENERE INSIEME LE COSE – “La memoria è un sentiero di briciole per ritornare dove si è già stati”. Continuità, sovrapposizioni e legami.
Elisa Biagi /// EMERSIONE, 2016 – Affacciarsi sulla soglia del limite e osservare lo stato delle cose. Guardare davanti a sé.

Le foto squarciano le pareti di Officine Fratti, offrendo continue finestre sul mondo.

Oltre alla mostra, abbiamo ospitato a Officine Fratti uno degli appuntamenti del festival, il workshop “Il collage tra arte e psicologia” con Francesca Belgiojoso. Un’intera giornata all’insegna del collage, frammenti di carta ovunque e connessioni esplosive.
Il PSPF ha riempito meravigliosamente il mese di marzo, come fresca aria di primavera.
Grazie al direttore artistico, Antonello Turchetti, che ha portato il festival fino a noi.

Di Elisa Pietrelli


Ogni idea ha in sé la potenza delle idee

Prima di tutto? Il terrore.
Capire chi siamo e cosa vogliamo, ponendoci coraggiosamente a nudo.

Trovare l’IDEA.
Riflettere.
Pensare.
Studiare.
Produrre.
Cambiare.
Aggiustare.
Comporre.
Narrare.
Ribaltare i paradigmi
e difendere le scelte prima ancora di venderle.

Ma cos’è uno showroom? Una sala d'esposizione e di vendita.
Uno spazio fisico o virtuale, un contenitore che mette in mostra rinnovandosi continuamente.

Il workshop è iniziato con un condensato di format inediti sulle strategie di mercato. Una narrazione fatta d’immagini, una carrellata di luoghi pensati e trasformati come attrattori culturali. Vivacizzare, sedurre, invogliare, provocare, lasciare il segno, senza inibizione e con una limpida temerarietà. Marco Sammicheli ci ha presentato degli showroom audaci, visioni che innescano cultura modellate da dinamiche contemporanee. Ricerche raffinate che producono stupore. Tutto, ma proprio tutto, può rivelarsi un’occasione di scambio e incontro. Dobbiamo affinare il talento e farci notare, rompere gli schemi su cui siamo adagiati, collaborare con le realtà a noi affini come presenze prepotenti e uscire dalla comfort zone.

Poi ho avuto un flash: “Prada Marfa” è uno showroom di Prada nel deserto del Texas, un’opera d’arte di Elmegreen e Dragset, realizzata nel 2005. Una vetrina nel bel mezzo del nulla, diventata meta di un turismo alternativo.

I luoghi in cui le cose avvengono possono mostrarsi accoglienti o tintinnare di timidezza, possono essere isolati, acerbi o connessi in modo stupefacente. In tutti i casi, se il progetto è trionfante non sarà destinato all’anonimato e all’oblio.

Marco Williams Fagioli ci suggerisce la parola “palinsesto” come chiave di accesso per animare gli spazi di Officine Fratti, incitare circuiti di iniziative come vetrine di comunicazione. Non siamo gli unici a fare quello che facciamo, la differenza è nell’ostinazione a posizionarci con una spiccata individualità.

Abbiamo scambiato opinioni, idee e pareri, tra vissuti personali e collettivi: passato, presente e futuro, professione, costanza, creatività e vita. Abbiamo parlato dei progetti, delle difficoltà e delle immense possibilità. Ogni idea ha in sé la potenza delle idee, quello che fa la differenza è il cuore.

Sammicheli e Fagioli ci hanno punto come le zanzare d’estate in pieno inverno, turbolenze e animi irrequieti. Siamo stati rapiti e scossi, non potevamo chiedere di più.

Di Elisa Pietrelli


Officine Fratti - Taglio del nastro

 

“Officine Fratti è un progetto per i giovani, fatto dai giovani. Per tale ragione, raramente ho provato un’emozione così grande come quella sentita entrando in questo luogo”. Così Michele Fioroni, assessore allo sviluppo economico del Comune di Perugia, inaugura il nuovo spazio dell'impresa creativa cittadina. 

Uno spazio che rappresenta il volto di una città che parla ai giovani, li coinvolge e mette in relazione l'innovazione con la tradizione creando nuove contaminazioni.  "Rispetto all’artigianato - continua Fioroni - Perugia ha ancora tantissimo da dare, per questo bisogna saper valorizzare le qualità dando continuità alle tradizioni della città".

 

“Vorremmo che i perugini venissero qui alle Officine Fratti non solo per acquistare i prodotti realizzati dai ragazzi, ma soprattutto per ispirarsi; questo luogo rappresenta un’occasione per tutta la città”.

 

Ripercorrendo le tappe del progetto,  Dramane Wagué , assessore alle politiche giovanili del Comune di Perugia, ha sottolineato che si è trattato di un’iniziativa portata avanti da diversi soggetti e, dunque, frutto di un meticoloso lavoro congiunto. 

A chiudere l’incontro istituzionale è stato il sindaco Andrea Romizi che ha confermato la sua personale emozione per l’inaugurazione di un progetto che rappresenta, anche per la stessa Amministrazione, una importante sperimentazione. 

"Ciò che sta accadendo in via Fratti ha l’ambizione di poter essere ripetuto altrove guidato da una comune visione, quella della rigenerazione di spazi esistenti, all’interno dei quali mettere innovazione, idee, talenti e strumenti moderni necessari per competere sul mercato."

“Questo – ha concluso il sindaco – è il luogo non solo dei talenti, ma anche dei valori e dei sentimenti, perché è il simbolo del recupero di un bene che ha una storia. Dunque un luogo identitario che evoca valori etici importanti in cui crediamo molto”.

L'inaugurazione di Officine Fratti ha coinvolto la città in due giornate di scoperta, formazione e grande festa.

Dopo il tradizionale taglio del nastro, gli 8 giovani imprenditori hanno guidato le istituzioni, la stampa e la cittadinanza in un tour delle proprie attività e degli spazi da loro completamente rigenerati con ingegno, manualità ed estro.

Nel pomeriggio, una illuminante Gaia Segattini ha elargito preziosi consigli ad un'interessatissima e numerosa platea, mentre il Sabato è stato dedicato ai festeggiamenti "rock" con un festoso aperitivo accompagnato dalle selezioni musicali di T-Trane Record Store. Due giornate intense, che hanno visto la partecipazione di oltre 400 persone.

Le Officine Fratti sono il nuovo CUORE pulsante dell'impresa artigiana innovativa in città, un CUORE APERTO che vi aspetta tutti i pomeriggi, fino al 24 Dicembre, dalle 14.00 alle 18.00. Fatevi un regalo: andate a visitarle! 

 

Conto alla rovescia. Le Officine si preparano al debutto in società

Il percorso di rigenerazione ha rigenerato anche noi.
La staffetta è iniziata a luglio e siamo ancora in corsa, ma in dirittura d’arrivo.
Un passo dopo l’altro per appropriarci di un luogo dove i sogni si fanno sempre più concreti.
La fatica è diventata per noi, in modo inaspettato, fonte d’inesauribili visioni.
Superare gli ostacoli, saltare, arrampicarsi, tirare la corda, fare forza, siamo diventati una squadra di valorosi ginnasti. È meraviglioso e ha dell’incredibile quello che abbiamo fatto con le nostre mani; motivati, incoraggiati e supportati da tante e tante persone, che è impossibile nominarle tutte.

I vecchi mobili delle scuole perugine oggi hanno una nuova vita.
Armadi, tavoli, cassettiere e vetrine sono stati modellati per rispondere alle nostre necessità: tagliati, scomposti, assemblati e ribaltati. Ogni elemento è inserito nello spazio con accurata progettazione e in sintonia con i nuovi arredi. Fulvio Bertinelli è il “nostro” falegname di fiducia dal sorriso contagioso, la sua falegnameria è a Petrignano d’Assisi e lì la vista del tramonto ammorbidisce ogni animo. I segreti del mestiere sono stati condivisi e tramandati gustando insieme bruschette, vino e tazzine di caffè. Tra una risata e l’altra abbiamo scartavetrato via il tempo donando ai mobili un ammagliante splendore. Le ore in falegnameria sono pennellate di bianco e di grigio, fragranza di cera d’api, polvere nelle narici, il rumore pungente delle macchine, misure su misure, il sole caldo delle tre e il vento gelido della mattina.

Alla falegnameria si è alternata la formazione, molteplici le discipline prese in esame: l’importanza dei social come strumenti di comunicazione; strategie di business; gestione, organizzazione e bilancio; forme giuridiche; sicurezza nei luoghi di lavoro; innovazione; target e mercato. Abbiamo le idee confuse, confusissime! Tutti ci hanno lasciato un patrimonio genetico di input, stimoli, conoscenze da approfondire e sviluppare.

Gli incontri di comunità sono stati una risorsa indispensabile di relazioni sociali e interessi condivisi. Un ritmo continuo di suggerimenti e possibilità.

Gruppi whatsapp, email, telefonate, messaggi, centralini d’informazioni. Abbiamo comunicato e condiviso tutto e così ci siamo, anche, imparati a conoscere:

Lorenzo e la sua posata pacatezza,
Claudia con fili di pensieri in testa e parole sussurrate,
Eleonora dall’instancabile efficienza,
Ester moschettiera di valori contemporanei,
Giuseppe brillante mente aperta,
Elisa dal cuore avventuroso,
Giulio misuratore di elegante qualità,
e io, ossessionata di collage!

Abbiamo fronteggiato le diversità, che sono così tante da spaventarci, forse, in qualche occasione il lume della ragione l’abbiamo pure perso ma prontamente ritrovato insieme.

La porta di Officine Fratti si spalanca al pubblico il 15 dicembre.
La lista di cose da fare per l’inaugurazione è ancora lunga e l’emozione che ci pervade è immensa. Nessuna anticipazione, la trasformazione è in atto.

Di Elisa Pietrelli


Finalisti Officine Fratti

2018: Odissea nel mercato. I ragazzi delle Officine a lezione di marketing

La giornata inizia in totale frenesia, la sveglia non suona, l’idea di affrontare il traffico in superstrada mi distrugge e non ho fatto colazione. Arrivo all’appuntamento con solo 15 minuti di ritardo, un miracolo. Entrare in un posto che si chiama Brand&Breakfast ha un suo perché di mattina, il tuo cervello si aspetta l’odore del cornetto burroso appena sfornato e invece tutto quello che avrai saranno marketing e numeri! Ebbene sì, per gli 8 sognatori di Officine Fratti è il momento di affrontare anche la dura realtà delle previsioni, delle strategie, dei costi sostenibili e dei prezzi impossibili. A farci da Cicerone è l’assessore allo Sviluppo Economico e Progettazione Europea del Comune di Perugia Michele Fioroni, che sa di cosa parla e sa come metterti la pulce nell’orecchio. Ad alternarsi con l’assessore c’è Natale Romano, un consulente manageriale, che ci aiuta a tradurre in numeri ed esempi molto pratici ciò di cui stiamo parlando.

Si parte un po’ in sordina, citando episodi storici di grandi successi o grandi flop di aziende come Sony, Apple e altri mostri giganti che sembrano sempre lontani anni luce dalla tua minuscola attività, che sogni un giorno possa diventare almeno un atomo di quello che è una multinazionale. La storia insegna tanto, è vero, ma non è banale saperla sfruttare a proprio vantaggio e non è banale sapersi muovere nel mercato, soprattutto se invece di uno yacht hai una bagnarola con qualche buco che devi saper tappare all’occorrenza. Ed è questo quello di cui stiamo parlando, saper aggiustare il tiro, saper remare nella giusta direzione, sapere in che porto vuoi attraccare.
E allora ecco che viene in tuo aiuto il marketing mix con le sue 4 P, la scelta di una strategia di prezzo di penetrazione o di scrematura, il business plan, la pianificazione dei costi e soprattutto dei ricavi.

Ma è come avere davanti un software dalle immense capacità e non saperlo usare, serve tempo, applicazione, intuito e determinazione; ti senti al sicuro nella tua piccola dimensione, che conosci e padroneggi, ma sai che per ottenere qualcosa di più devi uscire dalla comfort zone e affrontare il dovere prima del piacere, distaccarti da quello che ti piace e capire quello che il mondo vuole e sta cercando, che a volte non quadra proprio con l’ideale che è nella tua testa.
Il target di riferimento è uno dei primi scogli da superare, cosa sto vendendo, perché e che cosa voglio comunicare, a chi può interessare e a chi no.

I pensieri sono tanti, le domande altrettante e la confusione regna sovrana, anche se sai che lì in alto ci vuoi arrivare, eccome se vuoi. Noi 8 abbiamo tutti una visione romantica del nostro lavoro, ma non si guadagna tanto con la poesia fine a se stessa, soprattutto se quello che scrivi non lo capisce nessuno.

L’idea che un prodotto valga perché piace a te è da superare, e l’ostacolo è alto per chi ha le gambe corte! Quindi nella ricetta aggiungiamo un pizzico di realismo e buon senso e via, mescolare, assaggiare e servire. Non c’è altro da fare, solo mettersi in discussione continuamente e non seguire la ricetta alla lettera, perché il vecchio libro della nonna la sa lunga, ma i gusti cambiano continuamente e anche gli ingredienti che si hanno a disposizione.

L’assessore indaga un po’ sui nostri progetti, sulle falle e sui punti di forza, su cosa va valorizzato e cosa invece potrebbe rappresentare un limite che va assolutamente superato. Di dubbi ne inculca tanti, per fortuna. La palla passa poi a Natale Romano, che prende a campione alcuni di noi per provare a fare una stima cruda dei costi che dobbiamo sostenere in relazione ai ricavi, e poi agli utili, che dovremmo ottenere. Il vaso di Pandora è aperto. Ci rendiamo conto di quanto sia difficile rendere sostenibile un’attività artigianale, di che prezzi dovremmo applicare al pubblico e a eventuali distributori. La domanda sorge spontanea: “Chi potrebbe mai acquistare i miei prodotti a questi prezzi esorbitanti?” Ok, è artigianale, è fatto a mano, con amore, con attenzione, personalizzato e tutto quello che vuoi, ma al cliente devi saperlo raccontare, devi creare una storia che lo appassioni, e soprattutto devi renderlo consapevole, non solo della difficoltà della manifattura ma anche del valore aggiunto che un pezzo unico porta con sé. Tutto ciò pensando ai numeri! Insomma, 2018: Odissea nel mercato. Usciamo da questo incontro tutto sommato soddisfatti, consapevoli della tanta strada ancora da fare, ma con tanti spunti per migliorare e per muoverci con cautela. Stamattina la mia sveglia personale non ha suonato, ma di sicuro quella degli 8 di Officine Fratti ha fatto un frastuono impossibile da ignorare.

Di Eleonora Lippi


Comunicare un progetto, a partire dalle immagini. Le Officine incontrano gli esperti del settore

Nella frenesia di questi giorni per allestire l'inaugurazione delle Officine Fratti, che avrà luogo il 15 e il 16 Dicembre, una questione appare chiara e fondamentale nella testa di noi otto: saper presentare il nostro progetto attraverso un impatto visivo che non sia banale. Da qui l’idea, quasi spontanea, di incontrare gli amici di Dromo Studio conosciuti durante il nostro primo percorso formativo. Cominciamo a organizzarci tramite messaggi e subito ci vengono proposti da Max Calesini, uno dei nostri coordinatori, altri tre nomi, Agostino Cefalo e Ferdinando Amato di SOS Rosarno che curano la comunicazione social di CULT e Jacopo Castelletti di Community Lab. Dopo vari tentativi di mettere d’accordo tutti, l'appuntamento è fissato: 15 Novembre ore 18.30 a CULT.

Dopo una lunga giornata guardiamo l’orologio e sono già le 18.30. Arrivati a CULT veniamo accolti con grande calore e con una tazza di caffè, che, diciamocela tutta, non guasta mai. Ovviamente caffè equo e solidale. Saliti al secondo piano, aspettiamo qualche minuto che arrivino tutti e senza nemmeno rendercene conto, seduti in cerchio, cominciamo a conoscerci. Le presentazioni iniziano da Giacomo Della Rocca e Marco Del Buono di Dromo Studio, che ci raccontano come è iniziato il loro progetto, cosa è necessario fare per portarlo avanti e il nuovo punto di partenza: il loro primo film. A seguire si presenta Jacopo Castelletti del Community Lab, grafico per professione. Anche lui ci spiega di conoscere bene Officine Fratti avendo partecipato alla prima selezione. È poi il turno dei ragazzi di SOS Rosarno: si presentano prima Agostino Cefalo e poi Ferdinando Amato. Il loro è un progetto sociale che mira a includere gli emarginati e i migranti, a rendere la filiera del cibo sempre più corta e soprattutto più equa e solidale (sospettiamo ci sia proprio il loro zampino dietro il caffè). Priorità al piano sociale e poi a quello economico in sostanza.

Un attimo di silenzio e inizia l’incontro: Federico Giubboni nei panni di nostro tutor chiede ad Agostino, che scopriamo essere tra gli organizzatori di Altrocioccolato, quali sono le priorità per organizzare un evento. Con molta professionalità, nonostante l’informalità dell’incontro, ci interrompe subito, spiegandoci l'importanza di avere una stima del numero di persone che verranno all'incontro, per poi sulla base di questa decidere la strategia andando a guardare il tempo utile per l'organizzazione e il budget, e dove manca l’uno compensare con l’altro.

È importante rendersi conto di quello che si potrebbe riuscire a fare nel tempo a disposizione, delegando tutto il resto.

Prosegue dicendo che è necessario ragionare sul tema che si vuole adottare in modo tale da decidere cosa comunicare e in che modo farlo. Noi ragazzi ascoltiamo con attenzione questi consigli che per quanto possano sembrare scontati in realtà non lo sono per niente, ma al contrario sono risultati fondamentali, poiché nessuno di noi si è mai occupato di grafica e di comunicazione.

Continuando a confrontarci ci viene proposta l’idea di non fare un singolo evento di grande richiamo, ma creare un format di eventi, partendo dall’inaugurazione del posto, per poi proseguire con otto giornate, ognuna dedicata a ciascuno di noi, per darci l’opportunità di presentare singolarmente il progetto individuale. Gli esperti condividono con noi i loro “segreti” e noi, grati di questo, cerchiamo di apprendere quanto più possibile prendendo appunti e ascoltando attentamente. Ci consigliano di fare un brief di comunicazione, cioè una serie di domande, semplici ma significative, a cui rispondere, come ad esempio: qual è il tuo obiettivo? Qual è il tuo budget? Qual è il tuo target? Ci sembra di tornare sui banchi di scuola con la regola delle 5 W, ci sentiamo piccoli, consapevoli di saperne poco, ma con una gran voglia di imparare. L’ultima domanda dà il via a un dibattito formativo: noi osserviamo che i nostri mercati di riferimento sono molto diversificati e che ci risulta difficile trovarne uno comune ma Agostino ribalta questa affermazione. Infatti ci spiegano che avere dei target diversificati è un enorme punto di forza per poter raggiungere un pubblico vasto da invitare a Officine. Ci propongono di allestire una grande parete con i target personali e cercare dei punti in comune tra questi, per poter arrivare a 2/3 target a cui rivolgere la comunicazione.

Su questa linea di pensiero comune interviene Giacomo con un’osservazione: l’evento unisce i vari progetti che nel singolo rappresentano il nostro quotidiano, inoltre prosegue affermando che la forza di un gruppo sta nella comune reinterpretazione di quello che sarà Officine Fratti. Il futuro è d’obbligo: l’inaugurazione, ci spiegano, è un evento che non deve spiegare quello che è stato fatto ma tutto quello che verrà dopo, anche se è difficile immaginarsi cosa diventerà Officine Fratti perché essendo tutti noi dei ragazzi creativi, non sappiamo dove ci porterà l’immaginazione in queste settimane di intenso lavoro. La realtà di Officine Fratti la scopriremo solo fra qualche mese, quando ci troveremo a vivere questi spazi, ma in fondo è proprio questo il bello.

Di Giuseppe Agostinelli, Elisa Fiandrini ed Eleonora Lippi


Officine Fratti Opening

15 e 16 DICEMBRE | OFFICINE FRATTI OPENING

Venerdì 15 e Sabato 16 Dicembre vi aspettano due giorni di grande festa in cui scoprire il nuovo volto di Officine Fratti!

Quanti trucioli di legno voleti nell'aria, quante viti girate, quanti kg di colla e vernice abbiamo spennellato da Luglio scorso? Quanti pomeriggi tra business model canvas e bilanci previsionali? Quanti dubbi, pensieri, esitazioni? E poi invece quante soddisfazioni, scoperte, risate, quante cene in comitiva e pranzi arrangiati in falegnameria?

Nelle giornate di Venerdì 15 e Sabato 16 Dicembre saremo orgogliosi di mostrarvi il risultato di tutto questo, accogliendovi nel nostro nuovo spazio, guidandovi tra le nostre 8 idee che cominciano a diventare impresa. 

 

Officine Fratti Opening - Programma

Ven 15

Ore 11.00 - Inaugurazione

Dalle 11.00 alle 19.00 spazio aperto con workshop e visite

 

Sab 16

Dalle 18:00 alle 23:00 spazio aperto con workshop, visite e PARTY!

 

Dal 17 al 23 Dicembre

Spazio aperto, tutti i giorni dalle 14.00 alle 18.00

 

Vi aspettiamo! 

 


La lingua del design – Yvonne Bindi

A Perugia ha studiato, a Perugia ha a lungo vissuto e lavorato. “E molto di quello che ho scritto in questo libro si è in qualche maniera nutrito di Perugia e dei miei anni qui. Dal contributo di docenti conosciuti vent’anni fa agli esempi pratici. In questa città ho costruito una piccola rete in cui ora sono ricaduta”. Lei si chiama Yvonne Bindi, ed è un architetto dell’informazione. Il libro si intitola Language Design (Apogeo), ed è una piccola miniera di spunti di riflessione e suggerimenti buoni per chiunque si ponga il problema di comunicare con gli altri nel mondo del lavoro. E quindi, a ben vedere, pressoché per tutti.

“Col mio lavoro di consulente e formatrice ho rapporti soprattutto con aziende. Mi occupo prevalentemente di segnaletica, menù, etichette. Ma qualche ragionamento lo dedico anche ai paradossi del burocratese”.

A Officine Fratti in effetti ci poniamo il problema di come spiegare alla cittadinanza cosa sta accadendo e cosa accadrà tra queste mura nei prossimi mesi. La scommessa è raccontare l’innovazione come qualcosa di comprensibile e accessibile a tutti, e naturalmente perché questa scommessa sia vinta è necessario servirsi del linguaggio giusto.

Quando ci si rivolge a un pubblico potenzialmente indistinto la parola d’ordine, secondo Yvonne, è semplicità. “Se si può usare una sola parola per esprimere un concetto, benissimo. È il caso di evitare perifrasi gratuite, periodi troppo lunghi, incisi, parentesi, acronimi. Bisogna andare dritti al punto”. Senza snaturare il messaggio, va da sé. E in questo bisogna essere bravi, perché il rischio di ridurre i contenuti ai minimi termini, banalizzandoli, è sempre dietro l’angolo. “Certo. Dobbiamo intendere la semplicità come gestione della complessità. Le cose complesse piacciono a tutti, gli esseri umani sono complessi. Ma la complessità si può spacchettare: un menù organizzato in maniera chiara e in base a molteplici categorie di cibi e clienti, per esempio, può essere anche di cinque pagine o più”. Fondamentale, per chi scrive o parla, è dare l’impressione di possedere risorse molto più consistenti di quelle espresse esplicitamente. Insomma, di saperne molto di più rispetto a quanto scrive o dice in un determinato momento.

Tornando all’idea di semplicità, ben venga qualche parola in inglese o qualche riferimento apparentemente troppo “pop”, se serve per farsi capire. “La lingua è dei parlanti, a volte ce lo dimentichiamo perché la percepiamo in forma normativa, magari per il portato della scuola, della grammatica. Le parole viaggiano nel tempo e nello spazio in base agli interessi e alle contaminazioni. Io sono convinta che le barriere linguistiche siano terribili, come tutte le barriere”.

L’importante è capirsi, insomma. “Sì. A seconda del contesto, a seconda di chi è il tuo interlocutore, è legittimo usare termini di ogni tipo”.

L’importante, quando si tratta di comunicare, è rispettare dei principi interni al proprio discorso: coerenza, correlazione, coesione. “Qualsiasi informazione, inserita in un sistema di relazioni e di riferimenti, acquista valore. Come i link accanto a un articolo che sto leggendo on-line”. E il web è senz’altro la nuova frontiera della comunicazione. “Avete presente Google? Perché ha avuto questo successo formidabile? Per la semplicità dell’interfaccia. Un grande vuoto con due pulsanti che peraltro quasi nessuno usa. Eppure dietro c’è tutto. Rispetto ai vecchi motori di ricerca, da Yahoo in là, che erano pieni di parole e opzioni, Google ha saputo vendere l’idea di saper fare meglio di tutti una sola semplice cosa, quella di aiutarci a cercare e trovare ciò di cui abbiamo bisogno”.

E in un mondo, virtuale o reale che sia, pieno di informazioni, l’utilità di una disciplina come l’architettura dell’informazione è indubbia: “A volte queste informazioni sono troppe, a volte poche. Fondamentale è mettere ordine per renderle trovabili, ritrovabili e utilizzabili. E visto che queste informazioni ci vengono fornite soprattutto attraverso le parole il punto di partenza è sempre scrivere e parlare nella maniera più chiara e facile possibile”.