Ogni idea ha in sé la potenza delle idee

Prima di tutto? Il terrore.
Capire chi siamo e cosa vogliamo, ponendoci coraggiosamente a nudo.

Trovare l’IDEA.
Riflettere.
Pensare.
Studiare.
Produrre.
Cambiare.
Aggiustare.
Comporre.
Narrare.
Ribaltare i paradigmi
e difendere le scelte prima ancora di venderle.

Ma cos’è uno showroom? Una sala d'esposizione e di vendita.
Uno spazio fisico o virtuale, un contenitore che mette in mostra rinnovandosi continuamente.

Il workshop è iniziato con un condensato di format inediti sulle strategie di mercato. Una narrazione fatta d’immagini, una carrellata di luoghi pensati e trasformati come attrattori culturali. Vivacizzare, sedurre, invogliare, provocare, lasciare il segno, senza inibizione e con una limpida temerarietà. Marco Sammicheli ci ha presentato degli showroom audaci, visioni che innescano cultura modellate da dinamiche contemporanee. Ricerche raffinate che producono stupore. Tutto, ma proprio tutto, può rivelarsi un’occasione di scambio e incontro. Dobbiamo affinare il talento e farci notare, rompere gli schemi su cui siamo adagiati, collaborare con le realtà a noi affini come presenze prepotenti e uscire dalla comfort zone.

Poi ho avuto un flash: “Prada Marfa” è uno showroom di Prada nel deserto del Texas, un’opera d’arte di Elmegreen e Dragset, realizzata nel 2005. Una vetrina nel bel mezzo del nulla, diventata meta di un turismo alternativo.

I luoghi in cui le cose avvengono possono mostrarsi accoglienti o tintinnare di timidezza, possono essere isolati, acerbi o connessi in modo stupefacente. In tutti i casi, se il progetto è trionfante non sarà destinato all’anonimato e all’oblio.

Marco Williams Fagioli ci suggerisce la parola “palinsesto” come chiave di accesso per animare gli spazi di Officine Fratti, incitare circuiti di iniziative come vetrine di comunicazione. Non siamo gli unici a fare quello che facciamo, la differenza è nell’ostinazione a posizionarci con una spiccata individualità.

Abbiamo scambiato opinioni, idee e pareri, tra vissuti personali e collettivi: passato, presente e futuro, professione, costanza, creatività e vita. Abbiamo parlato dei progetti, delle difficoltà e delle immense possibilità. Ogni idea ha in sé la potenza delle idee, quello che fa la differenza è il cuore.

Sammicheli e Fagioli ci hanno punto come le zanzare d’estate in pieno inverno, turbolenze e animi irrequieti. Siamo stati rapiti e scossi, non potevamo chiedere di più.

Di Elisa Pietrelli


Officine Fratti. Il momento migliore

Dall’inaugurazione è quasi trascorso un mese, la tensione si è sciolta, la pausa natalizia ha donato un meritato riposo e fiammanti energie si sono innescate.

I nuovi arredi e i mobili rigenerati troneggiano nell’ambiente, le strumentazioni conquistano man mano il loro spazio, colori, stoffe, cacciaviti e bulloni profumano d’intatto e vibrano di possibilità. Le otto postazioni di lavoro raccontano chi siamo e cosa facciamo, rilevano le nostre personalità, le paure, le visioni e la bellezza.

Siamo partiti, c’è ancora molto da fare ed è tutto in salita ma vogliamo inondarci di positività.
Perché il progetto germogli dobbiamo aprire gli occhi, le orecchie, usare il cervello e il cuore per accogliere tutte le suggestioni che la città ci donerà. Assimilare e creare splendore.

Se dovessi paragonare Officine Fratti a opere d’arte, di tutti i tempi, citerei:

Il video Broken Fall (organic) dell’artista Bas Jan Ader nato nel 1942 nei Paesi Bassi e scomparso misteriosamente in mezzo all’oceano Atlantico a soli trentatré anni. L’artista esplora il mondo con il proprio corpo, si arrampica su un grande albero, si sorregge con tutta la forza, alcuni istanti e poi cade in acqua. C’è poesia, assurdità, caducità, enigma e comicità.

L’intensità delle campiture cromatiche di Mark Rothko, artista russo (1903 – 1970). Lo sguardo è immerso nella profondità del colore, grandi tele divise in spazi rettangolari, astrazione pura e contemplazione. Le campiture influiscono tra di loro, non ci sono confini ben definiti ma continua interazione e confronto.

Viandante sul mare di nebbia del 1818 di Caspar David Friedrich (1774 – 1840). Un uomo di spalle, solo, che contempla la grandiosità della natura. Infinità e impotenza. Siamo in piena età romantica, sensazioni contrastanti che percuotono l’animo, tormenti interiori: il Sublime.

Se dovessi paragonare Officine Fratti a un aforisma, menzionerei:

“Il momento migliore per piantare un albero è vent’anni fa. Il secondo momento migliore è adesso”, di Confucio.

Se dovessi paragonare Officine Fratti a un brano musicale, segnalerei:
All Together Now - The Beatles

“…Sail the ship, chop the tree
skip the rope, look at me.
All together now…”

L’arte racconta i tanti modi di essere al mondo. Oggi, Officine Fratti è il nostro mondo.

p.s.
Se dovessi paragonare Officine Fratti a un oggetto? Un coltellino svizzero.

Di Elisa Pietrelli


Conto alla rovescia. Le Officine si preparano al debutto in società

Il percorso di rigenerazione ha rigenerato anche noi.
La staffetta è iniziata a luglio e siamo ancora in corsa, ma in dirittura d’arrivo.
Un passo dopo l’altro per appropriarci di un luogo dove i sogni si fanno sempre più concreti.
La fatica è diventata per noi, in modo inaspettato, fonte d’inesauribili visioni.
Superare gli ostacoli, saltare, arrampicarsi, tirare la corda, fare forza, siamo diventati una squadra di valorosi ginnasti. È meraviglioso e ha dell’incredibile quello che abbiamo fatto con le nostre mani; motivati, incoraggiati e supportati da tante e tante persone, che è impossibile nominarle tutte.

I vecchi mobili delle scuole perugine oggi hanno una nuova vita.
Armadi, tavoli, cassettiere e vetrine sono stati modellati per rispondere alle nostre necessità: tagliati, scomposti, assemblati e ribaltati. Ogni elemento è inserito nello spazio con accurata progettazione e in sintonia con i nuovi arredi. Fulvio Bertinelli è il “nostro” falegname di fiducia dal sorriso contagioso, la sua falegnameria è a Petrignano d’Assisi e lì la vista del tramonto ammorbidisce ogni animo. I segreti del mestiere sono stati condivisi e tramandati gustando insieme bruschette, vino e tazzine di caffè. Tra una risata e l’altra abbiamo scartavetrato via il tempo donando ai mobili un ammagliante splendore. Le ore in falegnameria sono pennellate di bianco e di grigio, fragranza di cera d’api, polvere nelle narici, il rumore pungente delle macchine, misure su misure, il sole caldo delle tre e il vento gelido della mattina.

Alla falegnameria si è alternata la formazione, molteplici le discipline prese in esame: l’importanza dei social come strumenti di comunicazione; strategie di business; gestione, organizzazione e bilancio; forme giuridiche; sicurezza nei luoghi di lavoro; innovazione; target e mercato. Abbiamo le idee confuse, confusissime! Tutti ci hanno lasciato un patrimonio genetico di input, stimoli, conoscenze da approfondire e sviluppare.

Gli incontri di comunità sono stati una risorsa indispensabile di relazioni sociali e interessi condivisi. Un ritmo continuo di suggerimenti e possibilità.

Gruppi whatsapp, email, telefonate, messaggi, centralini d’informazioni. Abbiamo comunicato e condiviso tutto e così ci siamo, anche, imparati a conoscere:

Lorenzo e la sua posata pacatezza,
Claudia con fili di pensieri in testa e parole sussurrate,
Eleonora dall’instancabile efficienza,
Ester moschettiera di valori contemporanei,
Giuseppe brillante mente aperta,
Elisa dal cuore avventuroso,
Giulio misuratore di elegante qualità,
e io, ossessionata di collage!

Abbiamo fronteggiato le diversità, che sono così tante da spaventarci, forse, in qualche occasione il lume della ragione l’abbiamo pure perso ma prontamente ritrovato insieme.

La porta di Officine Fratti si spalanca al pubblico il 15 dicembre.
La lista di cose da fare per l’inaugurazione è ancora lunga e l’emozione che ci pervade è immensa. Nessuna anticipazione, la trasformazione è in atto.

Di Elisa Pietrelli


Percorso itinerante lungo via dei Priori. Le Officine incontrano gli artigiani

Le nostre agende in questi mesi sono piene di impegni e i giorni si susseguono con un ritmo incalzante fatto di formazione, falegnameria e riunioni. Così abbiamo deciso di fare una “gita fuori porta”. Non siamo andati molto lontano ma la bellezza è proprio dietro l’angolo.
Mercoledì 22 Novembre, ore 10, appuntamento alle scale mobili del Pellini. Questa volta siamo fuori da Officine Fratti e immersi nel centro della città. Via dei Priori è ripida da togliere il fiato ma custodisce piccole botteghe di artigiani con mani sapienti e animo nobile, per conoscerli e farci conoscere abbiamo gironzolato in su, in giù e a zig zag.

Prima Bottega che invadiamo è al civico n. 74 – Airee Design&Co
Ci accoglie Irene circondata da paralumi, merletti, pietre, cristalli, nastri, orecchini e gioielli. Il suo è un immaginario romantico che ti avvolge al profumo di cannella, ci racconta che non c’è niente di più bello che creare con le proprie mani, l’unico nemico è il tempo che richiede sempre più tempo e toglie tempo.

Seconda Bottega dove entriamo è al civico n. 1 - Anna Barola Italian Jewels
È uno spazio piccolo all’interno dell’arco di San Pietro come sono piccolissime le Fuseruole che Anna utilizza per creare “gioielli d’artista”. La Fuseruola o Fusaiola è di forma sferica e forata nel mezzo, viene realizzata in argilla ed è riccamente decorata a mano. Le perline di maiolica sono pegni d’amore che si trasformano in bijoux.

Terza Bottega dove soggiorniamo è in via Deliziosa – Associazione Apri la Porta
È una vecchia falegnameria rimessa in funzione dove si tramandano i vecchi mestieri. Il pavimento è costellato da polvere di legno e una moltitudine di attrezzi tappezza le pareti. Disegni, morsetti e scalpelli sono disposti con precisione nello spazio ma troneggia tra tutti una macchina da sega del 1903. È un luogo fuori dal tempo.

Quarta Bottega dove dimoriamo è al civico n. 49 – De Sanctis Boutique Sartoria
Si respira un forte legame famigliare che ci conquista e pervade. “Mamma e papà sono macchine da cucire”, afferma Daniela. In questa bottega i capi da uomo subiscono cambiamenti vorticosi, sono creati o riadattati per esaudire ogni singola esigenza. Con trenta ore di lavoro, conoscenze tecniche e manualità… nasce una giacca.

Quinta Bottega dove approdiamo è al civico n. 51 – AleDoro Design
Alessandro e Dorotea progettano e realizzano a 4 mani: mobili, complementi di arredo e arazzi.
Sotto il tavolo da lavoro e in tutto lo spazio si depositano e accumulano pezzi di legno uno differente dall’altro, nell’atto creativo tutto è assemblato in modo impetuoso e vitale, i frammenti di legno acquistano nuova vita.

Sesto spazio che occupiamo è al civico n.28 – 18mq
È uno spazio espositivo, Pietro è un artista, un “catalizzatore di sinergie”, un visionario. Realizza pezzi unici o oggetti multipli. Lo spazio è saturo di estrosità: sculture, quadri, gioielli, lampade realizzate con taniche di plastica e tazze che prendono ispirazione da tubi e lattine. Salutandoci afferma: “Dimenticate tutto quello che avete visto”.

Settima Bottega che visitiamo è al civico n. 37 – Ca D’or Gioielli
Suoniamo il campanello e Ines ci riceve intorno al suo tavolo da orafa. Progetta e realizza gioielli. L’eleganza dell’oro e dell’argento si riflette in tutto lo spazio. Pinza, seghetto, martello e trapano sono disposti sul banco, sono strumenti carichi di energia, pronti a soddisfare richieste e fantasie.

Ottava Bottega dove approdiamo è al civico n. 70 – Materia Ceramica
Antonietta ci accoglie con un forno aperto da cui si intravedono piatti e mattonelle mentre un gatto fa le fusa in vetrina. Le immagini che decorano i suoi manufatti hanno il tipico sapore umbro: solchi verdi, colline, ulivi e frammenti di borghi sperduti. Esploriamo lo spazio e rimaniamo affascinati dai materiali, dalle tecniche e dai processi di realizzazione.

Mancano all’appello l’artigiana Monica Grelli di Mogré al civico n.26, e Anna Fornari - Gioielli d'arte al civico n.30, purtroppo non potevano essere in bottega, ma non mancherà occasione per incontrarci.

Il tour è terminato alle 13 in punto perché a quell’ora gli artigiani posano i loro strumenti, spengono le luci e chiudono i portoni per riaprirli nel primo pomeriggio. Il tempo è volato. Ogni spazio visitato ha arricchito le nostre conoscenze regalandoci impulsi creativi e coraggio d’impresa. Fin ora abbiamo percorso via dei Priori con gli occhi chiusi, i cellulari in mano, correndo per la solita frenesia quotidiana, con poca attenzione e poca cura. Oggi via dei Priori acquista un altro valore… è ricca di magia. Otto sono gli spazi che abbiamo avuto il piacere di conoscere, come otto siamo noi.

di Elisa Pietrelli e Claudia La Grassa


E' la stampa, bellezza. Le Officine incontrano gli operatori del settore

Puntuali come orologi svizzeri per l’ora del tè. Inizia tutto con l’attesa davanti al portone di via Fratti, che poi, a pensarci bene, è lì che si celano tutte le possibilità. In uno dei primi veri giorni d'autunno abbiamo invitato nel cantiere di Officine Fratti Federica Cesarini, Filippo Costantini e Gloria Chiocci. Tutti e tre trasmettono informazione attraverso le parole, si occupano di comunicazione.

Oggi la comunicazione è un flusso ininterrotto di vocaboli che fa da sottofondo alle nostre vite, che sia cartacea o digitale passa attraverso canali imprevedibili, fatti di relazioni, di manifesti pubblicitari, di volantini, di post sui social, di servizi televisivi e radiofonici, di contatti, di persone che aggiungono annunci su annunci. Tutti sembrano avere qualcosa da comunicare, ma, nel mare di notizie, come emergere? Quali sono le dinamiche di comunicazione? Come funziona un ufficio stampa?

In una tavola rotonda, dall’aspetto rettangolare, sistemata al centro della stanza, abbiamo aperto le danze sul tema della comunicazione, dopo una prima presentazione dello spazio, di noi, dei nostri progetti e del percorso di rigenerazione che a piccoli passi stiamo percorrendo.

Federica Cesarini si occupa dell’ufficio stampa di manifestazioni culturali e spettacoli, dal 2010 cura l’ufficio stampa del Festival Internazionale del Giornalismo che si tiene ogni anno a Perugia, tra le varie mansioni elabora comunicati stampa, organizza le interviste e contatta i giornalisti. Ci confida che il suo è stato un inizio casuale, ma ha ben chiara la definizione di ufficio stampa: per lei, serve a comunicare l’impresa e deve mantenere vivo il progetto con notizie e spunti. Per realizzare una comunicazione efficace, ci racconta, la prima azione da compiere è la raccolta delle informazioni relative al progetto. Redatto il comunicato stampa si procede poi con la conferenza stampa, dove sono invitate tutte le persone interessate al progetto, i referenti del settore e i giornalisti, per questo è essenziale costruire rapporti diretti, un invito a tappetto utilizzando mezzi formali e informali. Federica afferma: “C’è qualcosa che accade in modo inaspettato, non c’è garanzia sul successo dell’informazione, non è detta che un comunicato venga sempre pubblicato, non c’è una regola, dipende da diversi fattori”. E la sfida è proprio questa.

Filippo Costantini nel 2010 fonda insieme a Giorgio Vicario Mg2, uno studio specializzato nei servizi di ufficio stampa e social web communication. Emergono nel suo parlare pillole di consigli, che abbiamo saggiamente appuntato nei nostri quaderni. Non promuovere progetti in cui non si crede, avere l’onestà intellettuale di raccontare quello che ci piace, trovare il modo giusto di coinvolgere e interessare, parlare di un particolare se lo riteniamo più efficace per promuovere l’intero progetto, stare nei tempi, capire cosa può funzionare in quel momento, divulgare notizie nuove nel momento giusto! Esseri flessibili nella comunicazione del progetto, mettere in discussione quello che si vuole comunicare per trovare la chiave giusta ponendo l’attenzione su prospettive differenti. La comunicazione passa da diversi canali: internet, stampa, tv, tutti danno visibilità ma se vogliamo comunicare e vendere, prima di tutto, dobbiamo parlare degli aspetti meno commerciali, coinvolgere il lettore ponendo l’attenzione sugli aspetti sociali e culturali del prodotto.

Gloria Chiocci, blogger del Sole 24 ore, vive tra l’Italia e la Spagna, si occupa di giovani e innovazione. Si presenta così: “Non tutto fa storia, non tutte le storie sono buone e valide, io scrivo solo quello che ritengo meriti di essere diffuso. Il compito del blogger è quello di scovare storie da raccontare”. Si sofferma sull’importanza del linguaggio che cambia in relazione al tipo di interlocutore, di comunicare a tutti in modo calibrato, semplice e chiaro. Il suo è un linguaggio mirato ai giovani, utilizza parole chiave, testi brevi e immagini. Ci invita a raccontarci e a raccontare il processo di rigenerazione, siamo per lei otto possibili storie da narrare.

Dopo la carta stampata e il web, abbiamo riflettuto sull’importanza della televisione perché le immagini raccontano e trasmettono messaggi in un modo più rapido delle parole. Dall’incontro emerge e accomuna tutti l’idea che Officine Fratti è una storia dalle mille sfaccettature, può potenzialmente inserirsi in diversi contesti di comunicazione, giornali, riviste, tv. Si può raccontare il percorso di rigenerazione in un articolo, in un’altra testata si può porre l’accento sulle singole imprese e in un’altra ancora focalizzarsi sulle otto identità. Federica, Filippo e Gloria ci consigliano di puntare in maniera mirata ai giusti contenitori. Di concentrarci su riviste specializzate per i singoli progetti perché il destinatario cambia, cambia il tipo di comunicazione. È difficile trovare i contatti ma bisogna osare per promuovere se stessi. Solo alla fine, abbiamo bevuto il tè.

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di Elisa Pietrelli, Giulio Rosi e Lorenzo Curti


Elisa Pietrelli - Art for Souvenir

Elisa sfoglia una rivista in attesa di un dettaglio. Un frammento che, dice lei, le provochi “uno shock emotivo”. Non può trattarsi di una rivista qualsiasi, serve una certa carta, una certa qualità della stampa, servono certi colori. Giorno dopo giorno Elisa accumula questi frammenti, e poi arriva il momento di apparecchiarli su una tela o qualche altro supporto, dove pian piano ognuno trova il proprio posto nel mondo, o perlomeno nel piccolo mondo concepito lì per lì da lei. Le figure prendono forma, un po’ misteriosamente, perché l’arte è misteriosa, ed Elisa Pietrelli è probabilmente l’unica, qua dentro, che sul concetto di arte non si fa problemi a insistere.

 

D’altronde la sua formazione superiore è cominciata proprio con l’Istituto d’Arte di Terni, poi è venuta la triennale in pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia, quindi la specialistica in Grafica d’arte, e cioè incisione, a quella di Urbino. E ancora i corsi e le residenze creative in giro per l’Italia, e le mostre, anche all’estero. Oggi Elisa vive a Sigillo, ai piedi di Monte Cucco, e a Officine Fratti ha portato un progetto che partendo dalle sue opere dovrà arrivare al commercio al dettaglio che più turistico non si può. Dai collage ai souvenir. “Senza fretta”, dice lei, perché ogni impresa ha bisogno del proprio passo.

L’idea viene da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, nomi di punta dell’arte contemporanea italiana, che qualche anno fa hanno creato una collezione di tazze, piatti e tovagliette ispirata al magazine «Toiletpaper». “Loro in realtà non li hanno immaginati come souvenir. Io però partendo da lì ho pensato a una linea di oggetti e accessori attraverso i quali reinterpretare la città. Di souvenir di Perugia ne esistono moltissimi, ma sono tutti molto classici. Io invece vorrei mettere in risalto degli elementi poco conosciuti”.

Fa l’esempio di Gubbio, dove durante il Servizio Civile al all’Informagiovani del Comune ha avuto modo di curare una guida alternativa della città: “Ho parlato di piazza Grande, ma anziché concentrarmi sul Palazzo dei Consoli, come sempre, ho spostato l’attenzione sulla pavimentazione, che è splendida e significativa anche se quasi nessuno le fa caso”. Discorso simile potrebbe essere applicato a Perugia e, qualora funzionasse, naturalmente a qualsiasi altro luogo. 

In pratica si tratterà di realizzare dei collage che poi verranno stampati in digitale su vari oggetti. “All’inizio vorrò fare un’indagine tra tutti i rivenditori di souvenir del centro storico, a cominciare dalle edicole, per capire quali cose potrebbero avere più mercato”. E poi via con la produzione. “Al momento ho stampato solo su alcuni vestiti. Ma ho in mente ben chiaro tutto il processo, e so dove potrò stampare cosa, e come farlo”.

A Officine Fratti, spiega Elisa, avrà finalmente uno spazio per esporre i suoi lavori. “Ma non credo di poterci fare i collage. Il mio, almeno in questa prima fase, non è artigianato, ma arte. E ho bisogno di stare da sola”. Potrebbero poi esserci dei laboratori per bambini, cosa che in passato ha già fatto, e soprattutto sarà importante la dimensione comune di questo luogo: “Me lo immagino, almeno in parte, come una scatola bianca, diversificabile volta per volta. Con persone che verranno a raccontare la loro esperienza e la loro storia, dibattiti, mostre. Questa sarà la parte più difficile, perché luoghi del genere esistono già. Dovremo esser bravi a renderlo unico, dargli un’identità definita. Servirà tempo, ma credo proprio che ce la faremo”.

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