Ciò che caratterizza le grandi imprese sono gli ostacoli, le cadute e le rinascite. Quello di mercoledì 7 febbraio non possiamo considerarlo un fallimento vero e proprio, ma di certo non è stato un successo. Da bravi vicini di casa abbiamo pensato che potesse essere piacevole e lungimirante organizzare una specie di “aperitivo di benvenuto” ma al contrario, dove avremmo potuto presentarci e conoscere a nostra volta i residenti nelle immediate vicinanze e anche gli esercenti nei dintorni.

Per l’occasione abbiamo confezionato a mano dei piccoli inviti, distribuiti personalmente nei giorni immediatamente precedenti l’evento. L’appuntamento era alle 19.30; verso le 18.30 si vedono già i primi ospiti, con molto anticipo dovuto a impegni lavorativi. Ci colgono quindi nel pieno di una riunione organizzativa, nel caos delle nostre scrivanie e in una semi-concentrazione rara.

All’inizio c’è sempre un po’ di imbarazzo, ancora non siamo proprio sciolti nella gestione di momenti del genere, per cui qualcuno si lancia nel ruolo del Cicerone e comincia a illustrare gli spazi, il progetto nel suo complesso e quelli di ciascuno di noi, mentre gli altri cercano di terminare il prima possibile la riunione, realizzando che l’orario comunicato in questi casi è sempre molto indicativo, almeno è così che viene percepito.
Piano piano cominciano a palesarsi facce che ancora non erano passate mai di lì, quindi la cosa stava funzionando, insieme anche a facce note, che è bellissimo rivedere e che ci stanno sostenendo in un modo che non avremmo potuto prevedere.

Cominciano le chiacchiere, si alza un pochino la musica per creare un minimo di atmosfera, si offre qualcosa da bere e da mangiare e ci si appollaia a rotazione sulla nostra amata gradonata, che in queste occasioni risplende in tutta la sua bellezza e di tutto il nostro orgoglio.

In totale abbiamo avuto circa una ventina di presenze, comprese persone che già conoscevano il posto e, ahimé, escluse persone che davanti a quel posto ci vivono.
Eh sì, lo scopo era quello di coinvolgere prima di tutti i condomini che ci abitano a fianco; ci teniamo particolarmente perché è come se fossimo entrati un po’ in casa loro, quindi averne il benestare ci renderebbe felici e tranquilli, anche in vista, e nella speranza, di future collaborazioni.

Purtroppo, si sa, non tutte le ciambelle vengono col buco, ma ci piace comunque raccontare quello che per noi è un tassello importante di tutto il puzzle; non è certamente il primo ostacolo che ci siamo trovati davanti né un motivo per abbatterci, anzi. Ci rendiamo semplicemente conto che a volte Perugia può essere una città difficile, come può però regalarti tanto, devi solo andartelo a conquistare, quel pezzettino di gloria.
Nessuno ci ha mai indorato la pillola prospettandoci un futuro di celebrità e il mondo non è quello descritto nei blog e nei post perfetti delle giornate perfette di persone perfette con una vita perfetta.
Per fortuna.

Sono certa che un giorno Officine Fratti sarà percepito all’esterno come noi lo sentiamo all’interno, parlo di premura, tepore, ossigeno, ingegno, solletico, stupore e luccichini. Sì, luccichini. E non vi spiegherò cosa sono, dovete venire a scoprirli.
Insomma, questa volta è andata così ma, citando e rivisitando un famoso proverbio, chi L’HA dura la vince, e in questo caso si parla di testa.

Di Eleonora Lippi