La stampante 3d di Giuseppe Agostinelli è una delle grandi attrazioni di Officine Fratti. Chiunque starebbe ore a sentirsi raccontare come funziona, cosa può fare, dove può arrivare, a cosa serve. Giuseppe poi è il cucciolo della compagnia, diciannove anni e l’aria scanzonata di chi non sa bene dove mettere tutte le idee che gli spuntano continuamente in testa. Anche per questo la sua storia viaggia su una dimensione temporale a sé rispetto a quelle degli altri. Da Montecchio a Orvieto per il liceo scientifico, e poi a Perugia per l’università. Facoltà di Fisica, iniziata un anno fa. Quando parla di come è nata la sua passione per le stampanti 3d e l’Open Source parla in realtà dell’altro ieri: “Avevo tredici anni, sono partito da Linux e mi sono lasciato affascinare dall’idea della condivisione gratuita della conoscenza. Sono venuto a sapere delle stampanti, e ho comprato una schedina elettronica, che di una stampante è il cuore”. Poi però più niente fino al terzo liceo. “Quando ho deciso di comprare gli altri pezzi necessari per costruire una macchina Prusa, una delle più elementari. L’ho fatta in legno, ed è stato facile, perché in Rete si trovano tutte le istruzioni. Come montare un mobile dell’Ikea”.

Il primo oggetto che ha realizzato è stato un cubo di venti millimetri per venti, “come tutti”, poi nel tempo sarebbero arrivati quelli più complessi, dai portapenne in là:

“La mia stampante adotta una meccanica cartesiana, per cui produce solo cose squadrate”. Adesso Giuseppe vorrebbe assemblarne un’altra, di alluminio, più precisa, migliore. Ma a Officine Fratti non farà questo. O non solo. “Io vorrei creare uno spazio dedicato all’Open Source, coinvolgendo soprattutto studenti delle facoltà scientifiche. L’idea è quella di partire dalle stampanti, investendo un po’ dei soldi della borsa in tre macchine da mettere a disposizione di tutti. Sarà un modo per conoscere gente con cui elaborare progetti nuovi legati all’Open Source, dal riciclo al bio-medicale”.

Giuseppe, da parte sua, sta già lavorando a un macchinario per riciclare e lavorare la plastica che migliori la logica di Precious Plastic, un complesso che consta di quattro dispositivi diversi. “Io dovrei riuscire a far fare tutto a una sola macchina, dalla triturazione alla fusione. In parte mi servirà anche per produrre le bobine di filo per le stampanti”. Sì, perché le stampanti 3d si avvalgono di un filo di plastica che srotolano, fondono e poi usano come un inchiostro solido da plasmare su tre dimensioni. Chi lo sapeva alzi la mano. 

Ma cosa c’è, dell’Open Source, che lo convince così tanto? “Trovo che sia fantastico che un ragazzino di sedici anni, con pochissime competenze, sia riuscito a realizzare una stampante 3d grazie a qualcuno che aveva deciso di condividere gratuitamente le proprie conoscenze col resto del mondo”. E poi c’è stato il sano bisogno di farsi una coscienza civica e in qualche misura politica. “A diciotto anni, al momento di votare per il Referendum sulle trivelle, ho cominciato a informarmi un po’. Era il mio primo voto, sentivo una grande responsabilità. Mi è capitato per le mani questo e-book, intitolato Laudato sì, trivelle no (Aracne Editrice, a cura di Cetri-Tires, ndr), pure quello open source, in cui ho ritrovato molti pensieri che avevo già in testa, seppure in forma molto più rozza. Ho conosciuto l’economista Jeremy Rifkin, è stata un’illuminazione”.