Un’ora per riuscire a uscire da una stanza risolvendo enigmi. L’idea di base di una escape-room bene o male è questa, e può essere declinata in mille modi diversi. Roba recente, una decina d’anni, nata in America e poi diffusasi gradualmente in tutto il mondo. Anche da noi, anche in Italia. Anche a Perugia, in un centro commerciale di periferia. Ma Ester Zampedri, una carriera universitaria in Lingue lasciata a metà “per noia” e un’altra in Fisica che invece l’appassiona parecchio, ne ha in mente un’altra, originale e irripetibile. E vorrebbe allestirla a Officine Fratti, magari tra le volte della cripta al piano di sotto. “Se gli altri sono d’accordo per me sarebbe ideale”, dice lei, e in effetti per il suo progetto uno spazio chiuso e ben delimitato serve come il pane.

Il giorno delle presentazioni individuali di fronte alla commissione, quando sono stati scelti gli otto borsisti, Ester si è presentata con una scatola chiusa con un lucchetto e una scritta col primo dei suoi rompicapi su una delle facce. Là dentro c’erano gli altri enigmi, rebus e giochi d’ogni tipo.

“Il gioco è quello che ci salva. O la vita sarebbe troppo seria, solo responsabilità, solo ansia”, sentenzia. E di sicuro il suo Room-Picapo, qua dentro, ha stregato un po’ tutti.

Nell’attività di Ester – e che condividerà con la socia Roberta Mencaroni – in realtà non ci sarà solo l’escape-room. Quello sarà il fulcro, e molto dipenderà anche dal tipo di contributi extra-borsa lavoro di cui, come gli altri sette ragazzi, potrà godere. “Di sicuro le spese di base non sono comunque tantissime. A parte l’arredamento vero e proprio della stanza c’è poco”. Il suo sarà soprattutto un lavoro di cervello. E come detto si concentrerà anche su altro. A partire da quello che al momento è il business su cui si è cimentata, e con un certo successo, negli ultimi tempi: le serate dedicate all’enigmistica nei locali. “Da un anno abbiamo una serata settimanale in un pub di Perugia (il Dollaro, ndr), e funziona molto bene”. I clienti si siedono al tavolo, e anziché buttarsi sul karaoke si organizzano in squadre e si sfidano. Poi Ester e Roberta vorrebbero imbastire collaborazioni con delle scuole: “Elementari e medie. Credo che a qualche insegnante potrebbe tornare utile integrare i metodi canonici con qualcuno dei nostri giochi”. E ancora le cene con delitto, e soprattutto iniziative da mettere in piedi insieme agli enti locali, dalle caccie al tesoro nei centri storici in là. “Dal punto di vista del rapporto con i soggetti pubblici immagino che Officine Fratti potrebbe essere un volano importante”, dice Ester.

L’altro sostegno che si aspetta è sulla comunicazione. “On-line e non solo. Al momento non abbiamo un sito, non siamo nemmeno su Facebook, fatta salva la pagina della serata che facciamo al locale”. E poi, certo, magari il cammino di Room-picapo finirà per incrociarsi con quelli degli altri borsisti. “Ma sì. Di sicuro con Giuseppe e le sue stampanti 3d, per esempio. Ma a ben vedere potenzialmente ci sono i margini per lavorare con tutti, anche con chi realizza borse o rimette a nuovo vecchie biciclette”.

I conti sulla sostenibilità del loro progetto le ragazze li hanno fatti, ma per ora non è semplice individuare un break even point. Le variabili sono tante, e gli studi di mercato sul mondo dell’escapismo ludico ancora pochi. “Soprattutto in Italia c’è un’esperienza molto limitata. Per quanto riguarda la stanza potremmo dire che con quattro comitive a settimana, finché non c’è un affitto da pagare, riusciremmo a reggere. Però è ancora presto. Finché non cominciamo non ce ne renderemo conto davvero. E io non vedo l’ora”.