Elisa sfoglia una rivista in attesa di un dettaglio. Un frammento che, dice lei, le provochi “uno shock emotivo”. Non può trattarsi di una rivista qualsiasi, serve una certa carta, una certa qualità della stampa, servono certi colori. Giorno dopo giorno Elisa accumula questi frammenti, e poi arriva il momento di apparecchiarli su una tela o qualche altro supporto, dove pian piano ognuno trova il proprio posto nel mondo, o perlomeno nel piccolo mondo concepito lì per lì da lei. Le figure prendono forma, un po’ misteriosamente, perché l’arte è misteriosa, ed Elisa Pietrelli è probabilmente l’unica, qua dentro, che sul concetto di arte non si fa problemi a insistere.

 

D’altronde la sua formazione superiore è cominciata proprio con l’Istituto d’Arte di Terni, poi è venuta la triennale in pittura all’Accademia di Belle Arti di Perugia, quindi la specialistica in Grafica d’arte, e cioè incisione, a quella di Urbino. E ancora i corsi e le residenze creative in giro per l’Italia, e le mostre, anche all’estero. Oggi Elisa vive a Sigillo, ai piedi di Monte Cucco, e a Officine Fratti ha portato un progetto che partendo dalle sue opere dovrà arrivare al commercio al dettaglio che più turistico non si può. Dai collage ai souvenir. “Senza fretta”, dice lei, perché ogni impresa ha bisogno del proprio passo.

L’idea viene da Maurizio Cattelan e Pierpaolo Ferrari, nomi di punta dell’arte contemporanea italiana, che qualche anno fa hanno creato una collezione di tazze, piatti e tovagliette ispirata al magazine «Toiletpaper». “Loro in realtà non li hanno immaginati come souvenir. Io però partendo da lì ho pensato a una linea di oggetti e accessori attraverso i quali reinterpretare la città. Di souvenir di Perugia ne esistono moltissimi, ma sono tutti molto classici. Io invece vorrei mettere in risalto degli elementi poco conosciuti”.

Fa l’esempio di Gubbio, dove durante il Servizio Civile al all’Informagiovani del Comune ha avuto modo di curare una guida alternativa della città: “Ho parlato di piazza Grande, ma anziché concentrarmi sul Palazzo dei Consoli, come sempre, ho spostato l’attenzione sulla pavimentazione, che è splendida e significativa anche se quasi nessuno le fa caso”. Discorso simile potrebbe essere applicato a Perugia e, qualora funzionasse, naturalmente a qualsiasi altro luogo. 

In pratica si tratterà di realizzare dei collage che poi verranno stampati in digitale su vari oggetti. “All’inizio vorrò fare un’indagine tra tutti i rivenditori di souvenir del centro storico, a cominciare dalle edicole, per capire quali cose potrebbero avere più mercato”. E poi via con la produzione. “Al momento ho stampato solo su alcuni vestiti. Ma ho in mente ben chiaro tutto il processo, e so dove potrò stampare cosa, e come farlo”.

A Officine Fratti, spiega Elisa, avrà finalmente uno spazio per esporre i suoi lavori. “Ma non credo di poterci fare i collage. Il mio, almeno in questa prima fase, non è artigianato, ma arte. E ho bisogno di stare da sola”. Potrebbero poi esserci dei laboratori per bambini, cosa che in passato ha già fatto, e soprattutto sarà importante la dimensione comune di questo luogo: “Me lo immagino, almeno in parte, come una scatola bianca, diversificabile volta per volta. Con persone che verranno a raccontare la loro esperienza e la loro storia, dibattiti, mostre. Questa sarà la parte più difficile, perché luoghi del genere esistono già. Dovremo esser bravi a renderlo unico, dargli un’identità definita. Servirà tempo, ma credo proprio che ce la faremo”.