Nove mesi in viaggio tra India e Sud-Est asiatico per rafforzare una convinzione maturata in anni di lavoro tra le mura di un’azienda dove forse non c’erano più grandi passi in avanti da fare. Lei, il suo ragazzo, posti belli e complicati da scoprire, donne e uomini da incontrare, storie da portarsi dietro fino a casa, e per sempre. Dopo l’Istituto d’Arte, dopo una laurea breve in Scienze tecnologiche della produzione artistica, dopo la lunga esperienza in un’impresa che le ha permesso di imparare molto dell’arte della sartoria, Elisa Fiandrini ha deciso di mollare tutto e partire. Insieme all’uomo che le stava al fianco, spiega, si è imbarcata su un aereo che l’ha portata lontano, dove tutto era diverso da qui. È dove ho imparato la differenza tra un viaggio e una vacanza: sta tutta nel tempo”.

Sembra elementare, ma forse non lo è così tanto. “Abbiamo vissuto appieno i luoghi in cui siamo stati. Abbiamo visto come li viveva la gente che c’era nata e cresciuta”. Hanno fatto volontariato in un rifugio per animali in Vietnam tra cani e muli e galline, e poi in una fattoria nepalese, si sono fermati quando ne hanno sentito la necessità, hanno tirato dritti quando c’era da tirar dritti.

 Nella città di Hội An, Vietnam centrale, Elisa si è ritrovata in mezzo a un’infinità di sarti. “I turisti entravano nei laboratori, si facevano prendere le misure e tornavano dopo tre o quattro giorni per ritirare gli abiti. Vestiti splendidi, a costi che per un occidentale erano stracciati”. Vestiti su misura, un’idea vecchia quanto il mondo, eppure a suo modo rivoluzionaria. Specie se applicata alle nuove tecnologie. “Da quei sarti ho preso ispirazione non solo per i tessuti e le linee, ma proprio per questo. Avevo lasciato l’Italia pensando che al mio ritorno avrei messo in piedi un’attività imprenditoriale, e quando sono tornata avevo chiaro come doveva essere”. Un’attività fondata sul principio per cui le misure si possono prendere anche da lontano. “Ho immaginato una app: il cliente entra, sceglie i tessuti, sceglie i colori, sceglie le combinazioni, e con l’aiuto di video-tutorial è in grado di fornire le misure esatte necessarie per realizzare i vestiti”. A chi è cresciuto qualche tempo fa verrebbe in mente una sorta di Gira la moda 3.0, “e infatti più o meno è proprio così”.

 

L’incontro con Officine Fratti, le prime ore di formazione, sono già stati fondamentali per correggere un po’ il tiro.

“Forse è bene partire da un sito, e sviluppare l’app solo in un secondo momento”. Nei progetti di Elisa non c’è necessariamente l’obiettivo di spostare il laboratorio negli spazi di via Fratti. “Se potessi forse terrei i miei due macchinari nell’angolo che mi sono ricavata a casa dei miei, a San Mariano di Corciano. Se arrivassero altri contributi per beni strumentali potrei comprarci altre macchine e piazzarle qui”.

Ma al momento è prematuro. Di sicuro il centro storico sarà una vetrina eccezionale. “Mi devo far conoscere, e qui passerà molta gente”. E per farsi conoscere Elisa ha già lanciato sui social network il suo brand: La Penny. “Ma sulla promozione c’è ancora moltissimo da fare. E proprio su quest’aspetto mi aspetto molto da Officine Fratti. Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti nella comunicazione, nel marketing, nella gestione degli aspetti organizzativi del lavoro. Ho lavorato per sette anni come dipendente, il passaggio all’attività di impresa è duro, complicato”.

Di sicuro Elisa ha già chiaro quanto bene le farà la convivenza con gli altri borsisti. “I punti di contatto con qualcuno sono evidenti. E più in generale sono certa che stare nello stesso posto tutti i giorni sarà un modo per ampliare i nostri orizzonti”. L’importante è che Officine Fratti diventi “un luogo movimentato. Me lo immagino pieno di eventi, di gente, magari a fasi alterne, in base alle idee e alle esigenze”. Sarà un altro viaggio, in fondo. Forse meno esotico, ma potenzialmente in grado di dare un’impronta decisiva al suo futuro.