Comunicare un progetto, a partire dalle immagini. Le Officine incontrano gli esperti del settore

Nella frenesia di questi giorni per allestire l’inaugurazione delle Officine Fratti, che avrà luogo il 15 e il 16 Dicembre, una questione appare chiara e fondamentale nella testa di noi otto: saper presentare il nostro progetto attraverso un impatto visivo che non sia banale. Da qui l’idea, quasi spontanea, di incontrare gli amici di Dromo Studio conosciuti durante il nostro primo percorso formativo. Cominciamo a organizzarci tramite messaggi e subito ci vengono proposti da Max Calesini, uno dei nostri coordinatori, altri tre nomi, Agostino Cefalo e Ferdinando Amato di SOS Rosarno che curano la comunicazione social di CULT e Jacopo Castelletti di Community Lab. Dopo vari tentativi di mettere d’accordo tutti, l’appuntamento è fissato: 15 Novembre ore 18.30 a CULT.

Dopo una lunga giornata guardiamo l’orologio e sono già le 18.30. Arrivati a CULT veniamo accolti con grande calore e con una tazza di caffè, che, diciamocela tutta, non guasta mai. Ovviamente caffè equo e solidale. Saliti al secondo piano, aspettiamo qualche minuto che arrivino tutti e senza nemmeno rendercene conto, seduti in cerchio, cominciamo a conoscerci. Le presentazioni iniziano da Giacomo Della Rocca e Marco Del Buono di Dromo Studio, che ci raccontano come è iniziato il loro progetto, cosa è necessario fare per portarlo avanti e il nuovo punto di partenza: il loro primo film. A seguire si presenta Jacopo Castelletti del Community Lab, grafico per professione. Anche lui ci spiega di conoscere bene Officine Fratti avendo partecipato alla prima selezione. È poi il turno dei ragazzi di SOS Rosarno: si presentano prima Agostino Cefalo e poi Ferdinando Amato. Il loro è un progetto sociale che mira a includere gli emarginati e i migranti, a rendere la filiera del cibo sempre più corta e soprattutto più equa e solidale (sospettiamo ci sia proprio il loro zampino dietro il caffè). Priorità al piano sociale e poi a quello economico in sostanza.

Un attimo di silenzio e inizia l’incontro: Federico Giubboni nei panni di nostro tutor chiede ad Agostino, che scopriamo essere tra gli organizzatori di Altrocioccolato, quali sono le priorità per organizzare un evento. Con molta professionalità, nonostante l’informalità dell’incontro, ci interrompe subito, spiegandoci l’importanza di avere una stima del numero di persone che verranno all’incontro, per poi sulla base di questa decidere la strategia andando a guardare il tempo utile per l’organizzazione e il budget, e dove manca l’uno compensare con l’altro.

È importante rendersi conto di quello che si potrebbe riuscire a fare nel tempo a disposizione, delegando tutto il resto.

Prosegue dicendo che è necessario ragionare sul tema che si vuole adottare in modo tale da decidere cosa comunicare e in che modo farlo. Noi ragazzi ascoltiamo con attenzione questi consigli che per quanto possano sembrare scontati in realtà non lo sono per niente, ma al contrario sono risultati fondamentali, poiché nessuno di noi si è mai occupato di grafica e di comunicazione.

Continuando a confrontarci ci viene proposta l’idea di non fare un singolo evento di grande richiamo, ma creare un format di eventi, partendo dall’inaugurazione del posto, per poi proseguire con otto giornate, ognuna dedicata a ciascuno di noi, per darci l’opportunità di presentare singolarmente il progetto individuale. Gli esperti condividono con noi i loro “segreti” e noi, grati di questo, cerchiamo di apprendere quanto più possibile prendendo appunti e ascoltando attentamente. Ci consigliano di fare un brief di comunicazione, cioè una serie di domande, semplici ma significative, a cui rispondere, come ad esempio: qual è il tuo obiettivo? Qual è il tuo budget? Qual è il tuo target? Ci sembra di tornare sui banchi di scuola con la regola delle 5 W, ci sentiamo piccoli, consapevoli di saperne poco, ma con una gran voglia di imparare. L’ultima domanda dà il via a un dibattito formativo: noi osserviamo che i nostri mercati di riferimento sono molto diversificati e che ci risulta difficile trovarne uno comune ma Agostino ribalta questa affermazione. Infatti ci spiegano che avere dei target diversificati è un enorme punto di forza per poter raggiungere un pubblico vasto da invitare a Officine. Ci propongono di allestire una grande parete con i target personali e cercare dei punti in comune tra questi, per poter arrivare a 2/3 target a cui rivolgere la comunicazione.

Su questa linea di pensiero comune interviene Giacomo con un’osservazione: l’evento unisce i vari progetti che nel singolo rappresentano il nostro quotidiano, inoltre prosegue affermando che la forza di un gruppo sta nella comune reinterpretazione di quello che sarà Officine Fratti. Il futuro è d’obbligo: l’inaugurazione, ci spiegano, è un evento che non deve spiegare quello che è stato fatto ma tutto quello che verrà dopo, anche se è difficile immaginarsi cosa diventerà Officine Fratti perché essendo tutti noi dei ragazzi creativi, non sappiamo dove ci porterà l’immaginazione in queste settimane di intenso lavoro. La realtà di Officine Fratti la scopriremo solo fra qualche mese, quando ci troveremo a vivere questi spazi, ma in fondo è proprio questo il bello.

Di Giuseppe Agostinelli, Elisa Fiandrini ed Eleonora Lippi

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