Istanbul. Una famiglia di ceramisti, l’università, i primi lavori, e poi a bottega da un gioielliere armeno. Beste Ural è nata e cresciuta sul Bosforo, lì ha studiato e ha sviluppato la sua passione, lì ha cominciato a diventare quella che è oggi. E a portarla per la prima volta in Italia, cinque anni fa, è stata propria questa passione: un corso a Carrara, che per chi si dedica alla scultura non è un posto come gli altri. Poi sarebbe arrivata Perugia, una nuova vita e nuovi progetti, e i gioielli a prendersi sempre più la scena.

“Ormai ovunque guardi vedo delle forme che mi potrebbero tornare buone per i gioielli”, dice lei.

E lo dice seria, anche se poi sorride e si schermisce: “Forse non è tanto normale”. Di sicuro nel corso del tempo Beste si è chiarita parecchio le idee in merito alla strada da intraprendere. Mai avuto dubbi sulla ceramica, ma ormai il grosso dei suoi sforzi si concentra, appunto, più sui gioielli che sulla scultura. È con questo progetto – chiamato, né più né meno, Porcelain Jewelry – che nei primi mesi del 2018 è salita in corsa sul treno di Officine Fratti.

Gli anni italiani sono stati anni di mostre, di ricerca, di studio. Officine può essere il punto di svolta dal punto di vista commerciale. “Per la produzione no, perché lo spazio è troppo piccolo. Non è ipotizzabile metterci un forno. Magari riuscirò a realizzarci qualche scultura, ma in generale continuerò a lavorare a casa, dove ho un laboratorio adeguato”. Però come vetrina via Fratti è perfetta. “Sì, ci esporrò le mie opere. E la mia intenzione è quella di organizzare workshop sulla lavorazione della ceramica: ho attrezzature a sufficienza, dai tornielli in là, per coinvolgere fino a sei allievi”.

Quanto ai gioielli, il marchio è già pronto, anche se per il momento non è ancora stato testato sul mercato. In realtà i prodotti di Beste il mercato l’hanno già conosciuto, e con una certa fortuna, ma come linea del brand della stilista Sara Lanzi. Adesso è giunta l’ora di mettersi in proprio. Lei è convinta di avere tutte le carte in regola. “La tecnica che uso è insolita, da queste parti. E sto preparando anche una sorpresa, sto lavorando a delle composizioni chimiche che mi sembrano davvero eccezionali”. I suoi gioielli sono pezzi unici. Porcellana del tipo Bone-China, assemblata con elementi in argento 925 che Beste si fa realizzare su misura da un orafo di Assisi.

Essere arrivata a Officine Fratti a progetto iniziato non la spaventa. Anzi. “La mia postazione è ridotta, ma luminosa. Quanto al resto, ho trovato una realtà già strutturata, equilibri già solidi. È stato fatto tanto, ma il bello deve ancora cominciare. Quando inizieremo a gestire autonomamente lo spazio e le sue attività sarà tutta un’altra storia”. E le potenzialità, a suo modo di vedere, sono molte. “Officine Fratti è nel cuore del centro storico di Perugia, può attrarre tante persone. Io ci immagino incontri, conferenze, mostre, un’attività continua. Credo che ci siano le basi per collaborare con gli altri ragazzi, e per trasformare questo luogo in qualcosa di molto bello”.