Officine On Air - Un nuovo capitolo per la città

Nell’arco della storia la data 7 settembre racchiude momenti epici.

Nel 1533 nasceva Elisabetta I d’Inghilterra, il 7 settembre 1860 Giuseppe Garibaldi entrava a Napoli con l’esercito dei Mille e nel 1911 Guillaume Apollinaire veniva arrestato e imprigionato perché sospettato di aver rubato la Monna Lisa dal museo del Louvre

Con spavalderia ci immettiamo nella storia: il 7 settembre 2018 abbiamo presentato alla città l’associazione Officine Fratti. Un nuovo elettrizzante traguardo da festeggiare!

Un’associazione di promozione sociale, con l’intento di proporre attività socio-culturali e spazi di co-working, per favorire l’aggregazione e l’integrazione. Presidente è Eleonora Lippi, vicepresidente Giulio Rosi, tesoriere Giuseppe Agostinelli, segretaria Elisa Pietrelli, consiglieri Lorenzo Curti, Elisa Fiandrini, Ester Zampedri e Beste Ural.

Il progetto Officine Fratti-creative space è un percorso di rigenerazione urbana e imprenditorialità giovanile che ci vede protagonisti da luglio 2017. Dopo il recupero e il riciclo degli arredi, abbiamo piano piano arricchito tutto con le nostre personalità, così da plasmare otto postazioni di lavoro e tre ambienti comuni. L’inaugurazione è avvenuta il 15 dicembre 2017 e da quel momento in poi abbiamo ospitato presentazioni, mostre, laboratori e spettacoli teatrali. Hanno orbitato intorno a noi diverse realtà: continue collaborazioni e presenze.

Venerdì 7 settembre 2018 è stata l’occasione per invitare tutti quelli che hanno contribuito a costruire Officine Fratti, rendendolo uno spazio multiforme sempre più speciale. Sono intervenuti in tantissimi, per raccontare la cooperazione, il progetto, il lavoro e le idee future. Rassicurante sostegno e continua presenza dei partner del progetto, del sindaco Andrea Romizi e dell'assessore Michele Fioroni.

Con la fine dell’estate una nuova stagione di Officine Fratti prende forma.

Di Elisa Pietrelli


Beste Ural - Porcelain Jewelry

Istanbul. Una famiglia di ceramisti, l'università, i primi lavori, e poi a bottega da un gioielliere armeno. Beste Ural è nata e cresciuta sul Bosforo, lì ha studiato e ha sviluppato la sua passione, lì ha cominciato a diventare quella che è oggi. E a portarla per la prima volta in Italia, cinque anni fa, è stata propria questa passione: un corso a Carrara, che per chi si dedica alla scultura non è un posto come gli altri. Poi sarebbe arrivata Perugia, una nuova vita e nuovi progetti, e i gioielli a prendersi sempre più la scena.

“Ormai ovunque guardi vedo delle forme che mi potrebbero tornare buone per i gioielli”, dice lei.

E lo dice seria, anche se poi sorride e si schermisce: “Forse non è tanto normale”. Di sicuro nel corso del tempo Beste si è chiarita parecchio le idee in merito alla strada da intraprendere. Mai avuto dubbi sulla ceramica, ma ormai il grosso dei suoi sforzi si concentra, appunto, più sui gioielli che sulla scultura. È con questo progetto – chiamato, né più né meno, Porcelain Jewelry - che nei primi mesi del 2018 è salita in corsa sul treno di Officine Fratti.

Gli anni italiani sono stati anni di mostre, di ricerca, di studio. Officine può essere il punto di svolta dal punto di vista commerciale. “Per la produzione no, perché lo spazio è troppo piccolo. Non è ipotizzabile metterci un forno. Magari riuscirò a realizzarci qualche scultura, ma in generale continuerò a lavorare a casa, dove ho un laboratorio adeguato”. Però come vetrina via Fratti è perfetta. “Sì, ci esporrò le mie opere. E la mia intenzione è quella di organizzare workshop sulla lavorazione della ceramica: ho attrezzature a sufficienza, dai tornielli in là, per coinvolgere fino a sei allievi”.

Quanto ai gioielli, il marchio è già pronto, anche se per il momento non è ancora stato testato sul mercato. In realtà i prodotti di Beste il mercato l'hanno già conosciuto, e con una certa fortuna, ma come linea del brand della stilista Sara Lanzi. Adesso è giunta l'ora di mettersi in proprio. Lei è convinta di avere tutte le carte in regola. “La tecnica che uso è insolita, da queste parti. E sto preparando anche una sorpresa, sto lavorando a delle composizioni chimiche che mi sembrano davvero eccezionali”. I suoi gioielli sono pezzi unici. Porcellana del tipo Bone-China, assemblata con elementi in argento 925 che Beste si fa realizzare su misura da un orafo di Assisi.

Essere arrivata a Officine Fratti a progetto iniziato non la spaventa. Anzi. “La mia postazione è ridotta, ma luminosa. Quanto al resto, ho trovato una realtà già strutturata, equilibri già solidi. È stato fatto tanto, ma il bello deve ancora cominciare. Quando inizieremo a gestire autonomamente lo spazio e le sue attività sarà tutta un'altra storia”. E le potenzialità, a suo modo di vedere, sono molte. “Officine Fratti è nel cuore del centro storico di Perugia, può attrarre tante persone. Io ci immagino incontri, conferenze, mostre, un'attività continua. Credo che ci siano le basi per collaborare con gli altri ragazzi, e per trasformare questo luogo in qualcosa di molto bello”.


Curiosità di un killer prepensionato - Teatro a Officine

Curiosità di un killer prepensionato - Teatro a officine

Lo spazio più camaleontico di Perugia diventa perfino un teatro all'aperto grazie a Roberto Biselli e al suo spettacolo "Curiosità di un killer prepensionato".

Vi Aspettiamo sabato 4 Agosto, ore  22.

Ingresso Libero.


Esplorazioni Digitali

Kidsbit è un festival interamente dedicato ai bambini del ventunesimo secolo e alle loro famiglie. Proiezioni, laboratori e seminari realizzati con tecnologie digitali e dislocati per la città.

La terza edizione 25-27 maggio 2018 ha superato le 2000 presenze. Parole chiave e aree tematiche d’azione: suona, costruisci, esplora, osserva, sogna, guarda e balla.
Il programma del festival è stato ricco di proposte. Le cicogne hanno volato sopra Officine Fratti catapultando dentro il nostro spazio una miriade di bambini, generazioni future con poteri digitali.

Il multimediale che avanza inesorabilmente e che consente di approcciarsi al mondo percorrendo esperienze interattive.

L’apprendimento del reale passa attraverso il fare: stimolare, perlustrare e giocare.  

“I bambini sono come il cemento umido, tutto quello che li colpisce lascia un’impronta”.
Haim G. Ginott

Lasciare il segno è l’obiettivo che ci prefissiamo. Rompere le righe, stupire e meravigliare. La scintilla è in tutto quello che non ci aspettiamo. I bambini, come carte assorbenti, immagazzinano esperienze che trattengono e all’occorrenza rilasciano. Crediamo che la costruzione del sé passi attraverso una moltitudine di occasioni, Kidsbit è una di queste.

Noi abbiamo trasformato in giochi interattivi i nostri progetti, raccontandoli da un ulteriore punto di vista.
Ester con INDOVINA INDOVINELLO ha proposto un rebus tramite Qr code, Lorenzo con GIOCA E PEDALA ha trasformato la sua bicicletta in un videogioco e nell’installazione COLLAGE LUMINOSI abbiamo creato delle forme da proiettare mescolando carte e stoffe, plasmando universi paralleli. 

Abbiamo inoltre ospitato incontri, laboratori di robotica, scintillanti set fotografici e navicelle spaziali. I bambini sono stati guidati nei giochi contemporanei ma lasciati liberi di frugare e sbalordirsi.

Kidsbit ha reso anche noi piccoli esploratori digitali.

 

Di Elisa Pietrelli

 


Ponti di opportunità

Le luci di Officine si accendono e si spengono e la porta è un imbuto di spifferi avventurosi.

Un succedersi di avvenimenti che ci spinge, giorno dopo giorno, a quantificare i passi percorsi. Mesi intensi frammentati tra progetti personali e progetti condivisi.

È accaduto di tutto e il tutto si manifesta con grande vivacità, spunti e riflessioni incominciano a essere un bagaglio ingombrante, ancora informe, ma così denso da incanalarci nel futuro.

 

Giovedì 15 marzo il workshop “Storie di Design” si è svolto all’insegna dell’artigianato di qualità. OspitiMarco Bettiol, autore del libro Raccontare il Made in Italy, e cinque eccellenze dell’artigianato italiano, Daniele Parasecolo, Blueside, Banderari, Black Dioniso e Virginia Severini. Determinazione, orgoglio, prodotti e sfide.

Le domeniche tra pioggia e spruzzi di sole sono state scandite da un groviglio di workshop organizzati da Week Hand negli spazi di Officine, i partecipanti guidati da mani esperte hanno realizzato saponi, borse, sculture in fili di ferro, tele e ricami. Manualità, passione, condivisione e partecipazione.

Durante l’International Journalism Festival, dall’11 al 15 aprile, la Scuola di Giornalismo Radiotelevisivo di Perugia ha fatto capolinea a Officine con postazioni redazionali. Interviste, riprese e incontri.

Claudia è tornata nella sua isola, in Sicilia, e ha lasciato la sua postazione a Beste, che è diventata parte del gruppo. Beste Ural Oliva Fonteni ha 31 anni ed è turca. Lavora con la porcellana, con la scultura, con la materia, plasma verso la terza dimensione. Così lo spazio subirà una prima metamorfosi per accoglierla nel migliore dei modi.

La lavagna di Officine è diventata una Star. Venerdì 4 maggio, in occasione del festival di letteratura in lingua spagnola Encuentro, è salita sul palco del cinema Zenith, parte della scenografia dello spettacolo Quando la vita era piena di goal con Neri Marcorè e Fabio Stassi. Un monologo sul calcio, sulle partite mai giocate, sull’amore e sui trofei. La lavagna, arredo scolastico che ritorna costantemente in tutti i nostri locali, ci conduce a un volo pindarico: le sei lavagne di Beuys, custodite a Palazzo della Penna e realizzate il 3 aprile 1980, quando l’artista fu invitato a tenere una lezione a Perugia. Utopie raccontate tracciando segni bianchi su una superficie nera. Tutto ci trasporta verso celesti visioni, le connessioni sono pura energia.

Le consulenze singole e collettive con Andrea Fora, indispensabile formazione per focalizzarci e prendere sempre più coscienza dei nostri progetti, sono una costante di quest’ultimo periodo.

Venerdì 11 maggio abbiamo poi raggiunto Filippo Salvucci e Stefano Rossi a Foligno per visitare il Multiverso, situato in un grande palazzo nel centro della città, vicino agli Orti Orfini e delimitato da un piccolo fiumiciattolo; inizialmente l’edificio era un orfanotrofio, poi si è trasformato in un bordello, e oggi è uno spazio di coworking. Dal cortile del piano terra, gremito di margherite e rose, si aprono aree comuni e stanze su stanze adibite a luoghi di lavoro. Si susseguono scrivanie e sedie, attualmente 12 professionisti lavorano fianco a fianco ma in totale autonomia in campi diversi: grafica, start up, social media marketing…Siamo sempre più sbigottiti davanti alla tenacia che rende i sogni concreti.

Continuano gli appuntamenti da segnare in agenda, da definire e programmare. Non stiamo per niente fermi e anche quando sembra tutto tacere costruiamo ponti di opportunità.

Di Elisa Pietrelli

 


Kidsbit Festival - Piccoli esploratori digitali a Officine Fratti

Kidsbit Festival a Officine Fratti

Dal 24 al 27 maggio Officine Fratti si trasforma in un laboratorio per bambini, allo scoperta delle tecnologie del futuro e del digitale. Un'ottima occasione per bambini e genitori di imparare divertendosi diventare dei piccoli esploratori digitali.

Per saperne di più:

Kidsbit Festival


SPAZIOFF. Officine invasa da Foto

La prima volta che Efrem Raimondi è approdato a Officine ha scrutato lo spazio nei minimi dettagli cercando qua e là la collocazione giusta per le opere tra macchine da cucire, biciclette appese, scene del crimine, muri di pietra e piccole pareti bianche. Ne è nato un percorso espositivo che si disloca tra le nostre postazioni di lavoro.

Un allestimento iconografico di espressività e visioni femminili. Sensibilità ed emotività divergenti. Linguaggi diversi nei formati, nei colori e nei materiali utilizzati.

Efrem è un connubio di dirompenza e delicata cura.

Undici fotografe, uguali ma diverse. UNO SGUARDO FEMMINILE ALLA FOTOGRAFIA CONTEMPORANEA: l’esposizione curata da Raimondi è lo SPAZIOFF del Perugia Social Photo Fest 2018. Una fiumana di persone all’inaugurazione del 10 marzo e un flusso continuo nei giorni successivi.

Vi raccontiamo, a modo nostro, tutto quello che c’è, in un itinerario casuale tra piani, stanze e gradinate.

Paola Rossi /// L’INFINITO VIAGGIARE – “Non è un viaggio in particolare. È una storia fatta di luoghi”. Tagli di luci e simmetrie affiorano in camere di hotel, sale da pranzo e autogrill.
Cinzia Aze /// COLLAZE – Il formato polaroid diventa lo spazio dell’immaginario, ritagli di riviste, acrilico, puntine e brillantini compongono “nuove fintissime fotografie, nate senza l’ausilio della macchina fotografica”.
Dana de Luca /// LA PETITE MORT – Esplosione, forza vitale, malinconia e rilascio spirituale. Ci si interroga sull’istante successivo all’orgasmo. Cosa ne rimane immediatamente dopo?
Sophie–Anne Herin /// LA PLONGÈE – È un’immersione in se stessi e il ritorno in superficie, un viaggio che genera cambiamento. Una sagoma bianca irrompe nello spazio nero.
Benedetta Falugi /// DIARY (2009/2016) – “Un diario personale, scritto con immagini al posto delle parole”. Luoghi e persone si connettono agli stati d’animo.
Irene Maiellaro /// SENZA TITOLO – È un invito a muoverci: “Nello spazio di un click io mi muovo”. Un dinamismo mosso.
Laura Lomuscio /// SONO DOVE SOGNO – Sette ritratti femminili, occhi chiusi, mani tra i capelli, bocche serrate o occhi altrove. Il sogno: “Nulla che sia stato visto”.
Iara Di Stefano /// QUALCUNO UNA VOLTA MI HA RICORDATO – “Ha ricordato me. Ed anche qualcosa”. Scorci, dettagli, luci e ombre.
Lisa Ci /// MA DENTRO VOLIAMO VIA, 2016 – “Immagini in bianco e nero in cui l’identità fisica viene deformata dall’ombra”. Lo sguardo fisso di un enorme cavallo bianco.
Tiziana Nanni /// TENERE INSIEME LE COSE – “La memoria è un sentiero di briciole per ritornare dove si è già stati”. Continuità, sovrapposizioni e legami.
Elisa Biagi /// EMERSIONE, 2016 – Affacciarsi sulla soglia del limite e osservare lo stato delle cose. Guardare davanti a sé.

Le foto squarciano le pareti di Officine Fratti, offrendo continue finestre sul mondo.

Oltre alla mostra, abbiamo ospitato a Officine Fratti uno degli appuntamenti del festival, il workshop “Il collage tra arte e psicologia” con Francesca Belgiojoso. Un’intera giornata all’insegna del collage, frammenti di carta ovunque e connessioni esplosive.
Il PSPF ha riempito meravigliosamente il mese di marzo, come fresca aria di primavera.
Grazie al direttore artistico, Antonello Turchetti, che ha portato il festival fino a noi.

Di Elisa Pietrelli


Ogni idea ha in sé la potenza delle idee

Prima di tutto? Il terrore.
Capire chi siamo e cosa vogliamo, ponendoci coraggiosamente a nudo.

Trovare l’IDEA.
Riflettere.
Pensare.
Studiare.
Produrre.
Cambiare.
Aggiustare.
Comporre.
Narrare.
Ribaltare i paradigmi
e difendere le scelte prima ancora di venderle.

Ma cos’è uno showroom? Una sala d'esposizione e di vendita.
Uno spazio fisico o virtuale, un contenitore che mette in mostra rinnovandosi continuamente.

Il workshop è iniziato con un condensato di format inediti sulle strategie di mercato. Una narrazione fatta d’immagini, una carrellata di luoghi pensati e trasformati come attrattori culturali. Vivacizzare, sedurre, invogliare, provocare, lasciare il segno, senza inibizione e con una limpida temerarietà. Marco Sammicheli ci ha presentato degli showroom audaci, visioni che innescano cultura modellate da dinamiche contemporanee. Ricerche raffinate che producono stupore. Tutto, ma proprio tutto, può rivelarsi un’occasione di scambio e incontro. Dobbiamo affinare il talento e farci notare, rompere gli schemi su cui siamo adagiati, collaborare con le realtà a noi affini come presenze prepotenti e uscire dalla comfort zone.

Poi ho avuto un flash: “Prada Marfa” è uno showroom di Prada nel deserto del Texas, un’opera d’arte di Elmegreen e Dragset, realizzata nel 2005. Una vetrina nel bel mezzo del nulla, diventata meta di un turismo alternativo.

I luoghi in cui le cose avvengono possono mostrarsi accoglienti o tintinnare di timidezza, possono essere isolati, acerbi o connessi in modo stupefacente. In tutti i casi, se il progetto è trionfante non sarà destinato all’anonimato e all’oblio.

Marco Williams Fagioli ci suggerisce la parola “palinsesto” come chiave di accesso per animare gli spazi di Officine Fratti, incitare circuiti di iniziative come vetrine di comunicazione. Non siamo gli unici a fare quello che facciamo, la differenza è nell’ostinazione a posizionarci con una spiccata individualità.

Abbiamo scambiato opinioni, idee e pareri, tra vissuti personali e collettivi: passato, presente e futuro, professione, costanza, creatività e vita. Abbiamo parlato dei progetti, delle difficoltà e delle immense possibilità. Ogni idea ha in sé la potenza delle idee, quello che fa la differenza è il cuore.

Sammicheli e Fagioli ci hanno punto come le zanzare d’estate in pieno inverno, turbolenze e animi irrequieti. Siamo stati rapiti e scossi, non potevamo chiedere di più.

Di Elisa Pietrelli


SPAZIO OFF - Perugia Social Photo Festival

 

Lo SPAZIOFF è un contenitore dei più innovativi e significativi progetti di fotografe italiane emergenti. Uno sguardo femminile sulla fotografia contemporanea. La curatela del progetto è affidata a Efrem Raimondi, famoso per i suoi ritratti, è oggi considerato tra i fotografi più visionari e influenti del panorama italiano. 

Assolutamente femminile.
Malgrado non ami le definizioni di genere, assolutamente femminile.
Perché cercavo una distonia forte.
Non conciliante.
Dai toni diversi ma chiaramente in fuga.
Via! Decisamente altrove. Senza compromessi.
Quasi un rifiuto.
E uno sguardo.
Ironiche, anacronistiche, oniriche, punk, intimiste, leggere, sospese. Tutte diverse.
Tutte uguali: toste. E con un gran bel sorriso.
Sfumate oltre la superficie iconica. Che diventa armatura.
E le capisco…
Ma basta star fermi – molto fermi – e guardare. Non occorre altro.
Cinzia Aze, Elisa Biagi, Lisa Ci, Dana de Luca, Iara Di Stefano, Benedetta Falugi, Sophie-Anne Herin, Laura Lomuscio, Irene Maiellaro, Tiziana Nanni, Paola Rossi.
I testi che accompagnano i singoli lavori sono opera loro.
Con qualcuna ho insistito.
Ma alla fine c’è tutto.

Per saperne di più:

PSPF

Orario apertura settimanale (dal Lunedì al Venerdì) dalle ore 16.00 alle ore 19.00
Orario apertura sabato e domenica dalle ore 10.00 alle ore 19.00

Ingresso libero


Disegnare Officine Fratti. La sfida della contemporaneità

Officine Fratti è un contenitore che può essere letto sotto molti aspetti. Uno di questi è stato il processo di autocostruzione. Un’esperienza inedita per Perugia, partita dall’obiettivo comune di sviluppare un attrattore professionale e culturale per noi e per la città. L’evoluzione dello spazio interno ha seguito i nostri bisogni: è stato immaginato sin da subito in maniera inclusiva verso la città, capace di ospitare eventi e stimolare relazioni.

L’intervento sul costruito è sempre complesso, il mio lavoro è stato guidato dalla volontà di conferire un linguaggio contemporaneo agli interni, confrontandomi con i vincoli storici e di budget, accettando la sfida della partecipazione.
In questi mesi ho potuto osservare la diversità nell’approccio alla progettazione, nell’affrontare e risolvere problemi, e soprattutto nella determinazione che ha animato gli altri sette inquilini di via Fratti.

 

Il risultato è uno spazio plasmato come da otto campi gravitazionali, diversi per intensità e carattere.

Quello che ho cercato di fare è ricucirli e legarli tra loro con un linguaggio riconoscibile.
Il luogo che ci accoglie ha attraversato diverse epoche storiche, riuscendo sempre a trasformarsi e adattarsi ai nuovi usi che la modernità proponeva, per ultimo quello di mensa comunale. Il mio ruolo è stato quello di disegnare con la matita Officine Fratti, un processo partito dalla ricerca di una qualità alta dell’abitare, una maniera di procedere in linea con lo spirito di Officine, costruendo materialmente il plastico di studio, iniziando a lavorare insieme agli altri, mettendo a sistema le nostre competenze. Plastico in legno, metallo e canapa. Modello in scala in parte lavorato a mano, in parte stampato in 3D, primo manufatto prodotto in Officine.

Entrando dalla corte interna il colpo d’occhio è evidente, gli spazi si configurano lungo una direttrice che collega fisicamente tutte le sale, e dal centro di ogni stanza si può osservare il lavoro e il saper fare degli altri.
Proprio come un grande tangram, il progetto degli allestimenti ha forma modulare. I nuovi elementi che occupano lo spazio sono stati progettati in sezioni scomponibili, al fine di spronare gli utenti, noi come gli ospiti, a perturbare la struttura spontaneamente.
Esemplare è la possibilità di interagire liberamente con la gradonata in legno che diventa seduta per esterni, un palco che si fa passerella o sedute per bambini.

È proprio nell’interazione delle persone con quello che ho disegnato che trovo la soddisfazione più grande. Il plastico è un catalizzatore perfetto.

Durante gli eventi pubblici è stato bello vedere bambini e adulti che lo guardano, lo studiano e capiscono l’orientamento, ne smontano e rimontano i pezzi per capire il luogo, si aprono, sono spinti a fare domande e a interagire. Il progetto diventa così produttore di conoscenza.

I materiali e le forme sotto la luce si confrontano tra loro creando dei piccoli cortocircuiti. Contrasti dati dalle nuove forme stereometriche che dialogano con i morfemi classici dell’architettura seicentesca, i volumi puri e netti delle gradonate in legno che si incastrano perfettamente tra le bianche lesene dell’atrio.
Le volte a lunetta e a crociera accolgono sotto di loro vecchi mobili scolastici rigenerati e cablati, pronti per accogliere le sapienze artigiane. L’atto del fare con le mani convive con la competenza digitale che ci caratterizza.
Officine Fratti è ancora un cantiere aperto, un intervento che vuole avere una visione non anacronistica nei confronti della storia, ma che ha l’ambizione, nelle idee e nel processo, di proporre un punto di vista nuovo sull’abitare e sul lavorare insieme.

Di Giulio Rosi