Progettazione Architettonica

L'attualità del disegno

Sul metodo progettuale 

Nel corso del mio lavoro mi sono sempre posto delle domande relative al processo creativo, credendo in una sorta di “attualità della vecchia maniera”. Penso che vi sia un valore aggiunto nello smontare e rimontare gli elementi del progetto attraverso il disegno a mano e la costruzione di plastici di studio. Manipolare direttamente la materia genera percorsi di ricerca e scoperta inediti. Legno, metalli e materie plastiche concorrono a dar forma all’idea progettuale.

L'attualità del disegno

Sul metodo progettuale 

Nel corso del mio lavoro mi sono sempre posto delle domande relative al processo creativo, credendo in una sorta di “attualità della vecchia maniera”. Penso che vi sia un valore aggiunto nello smontare e rimontare gli elementi del progetto attraverso il disegno a mano e la costruzione di plastici di studio. Manipolare direttamente la materia genera percorsi di ricerca e scoperta inediti. Legno, metalli e materie plastiche concorrono a dar forma all’idea progettuale.

Cabanon Umbria

Un sistema di installazioni a supporto del paesaggio, della naturalità e delle emergenze culturali dell’Umbria

Uno degli interventi che sviluppa il progetto è relativo alla creazione di una piattaforma che avrà il ruolo di mappare le emergenze culturali e naturalistiche della regione. Un aggregatore utile alla ricerca ed al turismo, che può integrarsi con i supporti di cui si è dotata la regione fino ad ora, proponendo e incentivando un tipo di turismo colto ed una fruizione del territorio consapevole. I luoghi mappati saranno tematizzati e potrà essere inserito un sistema al supporto delle informazioni tramite piccoli totem in prossimità delle emergenze architettoniche, ospitanti dei qr code che rimandano alla piattaforma.

Cabanon Umbria

Un sistema di installazioni a supporto del paesaggio, della naturalità e delle emergenze culturali dell’Umbria

Uno degli interventi che sviluppa il progetto è relativo alla creazione di una piattaforma che avrà il ruolo di mappare le emergenze culturali e naturalistiche della regione. Un aggregatore utile alla ricerca ed al turismo, che può integrarsi con i supporti di cui si è dotata la regione fino ad ora, proponendo e incentivando un tipo di turismo colto ed una fruizione del territorio consapevole. I luoghi mappati saranno tematizzati e potrà essere inserito un sistema al supporto delle informazioni tramite piccoli totem in prossimità delle emergenze architettoniche, ospitanti dei qr code che rimandano alla piattaforma.

Spoleto City Hub

Strategie di rigenerazine urbana dell’ex tipografia Panetto e Petrelli a Spoleto

Spoleto City Hub propone uno scenario possibile e auspicabile attraverso il riuso di un vuoto urbano che dagli anni venti del novecento ha rappresentato una realtà economica e sociale importante per la cittadinanza. L’ex tipografia Panetto & Petrelli si colloca in un contesto di margine, tra Collerisana e la città consolidata, nella valle che dal trecento ha subito un percorso di antropizzazione che ha portato alla cementificazione dell’alveo del torrente Staffolo.
la metafora adottata del “costruire nel costruito” è fisiologica dell’acropoli. Il recupero è uno strumento che rappresenta un valore aggiunto, non solo perché è ricorrente nella nostra cultura occidentale (costruire per stratificazioni e aggiunte successive è da sempre una prassi consolidata), ma anche perché, garantendo il perdurare della memoria storica in continuità con il passato, stimola una riflessione sul valore del manufatto.

Spoleto City Hub

Strategie di rigenerazine urbana dell’ex tipografia Panetto e Petrelli a Spoleto

Spoleto City Hub propone uno scenario possibile e auspicabile attraverso il riuso di un vuoto urbano che dagli anni venti del novecento ha rappresentato una realtà economica e sociale importante per la cittadinanza. L’ex tipografia Panetto & Petrelli si colloca in un contesto di margine, tra Collerisana e la città consolidata, nella valle che dal trecento ha subito un percorso di antropizzazione che ha portato alla cementificazione dell’alveo del torrente Staffolo.
la metafora adottata del “costruire nel costruito” è fisiologica dell’acropoli. Il recupero è uno strumento che rappresenta un valore aggiunto, non solo perché è ricorrente nella nostra cultura occidentale (costruire per stratificazioni e aggiunte successive è da sempre una prassi consolidata), ma anche perché, garantendo il perdurare della memoria storica in continuità con il passato, stimola una riflessione sul valore del manufatto.

Officine Fratti

Progetto di architettura d’interni per un coworking artigiano a Perugia

Con il Restauro e il riuso dell’ex mensa comunale in Via Fratti, Perugia ha recuperato un episodio significativo del centro storico della città. Uno spazio che ha l’ambizione di stimolare l’uso condiviso e di innescare relazioni e reti sociali. Un contenitore flessibile, aperto alla città e alle proposte culturali e professionali. Un luogo che ospita 8 start up, 8 diversi progetti che operano nei campi della moda, del open source e della manifattura culturale. L’intervento sul costruito è sempre complesso, il mio lavoro è stato guidato dalla volontà di conferire un linguaggio contemporaneo agli interni, confrontandomi con i vincoli storici e di budget, accettando la sfida della partecipazione. Il risultato è uno spazio plasmato come da otto campi gravitazionali, diversi per intensità e carattere. Oltre alle attività individuali, ospitate in laboratori ed atelier.

Officine Fratti

Progetto di architettura d’interni per un coworking artigiano a Perugia

Con il Restauro e il riuso dell’ex mensa comunale in Via Fratti, Perugia ha recuperato un episodio significativo del centro storico della città. Uno spazio che ha l’ambizione di stimolare l’uso condiviso e di innescare relazioni e reti sociali. Un contenitore flessibile, aperto alla città e alle proposte culturali e professionali. Un luogo che ospita 8 start up, 8 diversi progetti che operano nei campi della moda, del open source e della manifattura culturale. L’intervento sul costruito è sempre complesso, il mio lavoro è stato guidato dalla volontà di conferire un linguaggio contemporaneo agli interni, confrontandomi con i vincoli storici e di budget, accettando la sfida della partecipazione. Il risultato è uno spazio plasmato come da otto campi gravitazionali, diversi per intensità e carattere. Oltre alle attività individuali, ospitate in laboratori ed atelier.

ingresso Officine Fratti

Salotto dei Priori

Installazioni urbane per la riqualificazione di Via dei Priori

Il progetto ha l’ambizione di far fronte e colmare alcune criticità che affliggono la città, in particolare Via dei Priori, sviluppando strategie a supporto del tessuto urbano e delle emergenze architettoniche. Il cantiere che sta interessando il manto stradale non permette una circolazione e una fruizione ottimale della via, da parte di cittadini e turisti. Inoltre, situazioni contingenti come un sistema di segnaletica datato e poco funzionale, non facilita la visita e la percorrenza della città. Infine il fattore morfologico, la pendenza della via, insieme alle condizioni al contorno che rendono l’acropoli tale, risultano a volte una barriera all’accessibilità del centro storico da parte del segmento di turisti che hanno maggiore capacità di spesa. Il progetto si concretizza con una serie di installazioni urbane che hanno l’obiettivo di valorizzare le emergenze artistiche e culturali e che sappia invitare le persone alla sosta e alla permanenza lungo la via, godendo delle realtà artigianali e commerciali. Un progetto pilota che si propone come sperimentazione di buone pratiche a servizio della “vita in città” teorizzata da jan Ghel, che fa della ricerca della qualità urbana la sua missione.

Salotto dei Priori

Installazioni urbane per la riqualificazione di Via dei Priori

Il progetto ha l’ambizione di far fronte e colmare alcune criticità che affliggono la città, in particolare Via dei Priori, sviluppando strategie a supporto del tessuto urbano e delle emergenze architettoniche. Il cantiere che sta interessando il manto stradale non permette una circolazione e una fruizione ottimale della via, da parte di cittadini e turisti. Inoltre, situazioni contingenti come un sistema di segnaletica datato e poco funzionale, non facilita la visita e la percorrenza della città. Infine il fattore morfologico, la pendenza della via, insieme alle condizioni al contorno che rendono l’acropoli tale, risultano a volte una barriera all’accessibilità del centro storico da parte del segmento di turisti che hanno maggiore capacità di spesa. Il progetto si concretizza con una serie di installazioni urbane che hanno l’obiettivo di valorizzare le emergenze artistiche e culturali e che sappia invitare le persone alla sosta e alla permanenza lungo la via, godendo delle realtà artigianali e commerciali. Un progetto pilota che si propone come sperimentazione di buone pratiche a servizio della “vita in città” teorizzata da jan Ghel, che fa della ricerca della qualità urbana la sua missione.

Sociologi, antropologi, fotografi hanno da sempre indagato sulle ragioni e le pulsioni che portano l’uomo ad abitare luoghi e architetture consolidate nel tempo e divenute parte della memoria collettiva e dell’esperienza dell’individuo. Minore attenzione si è data ai motivi che portano l’Uomo ad abbandonare un luogo dove negli anni ha vissuto, lavorato, maturato esperienze che hanno contribuito alla formazione della sua identità, e a ciò che produce questo processo di allontanamento e quindi di mancanza. Quali sono le patologie che investono la città contemporanea? Esistono casi emblematici a definire le modalità di abbandono e i gradienti di percezione e di “investimento di senso” che coinvolgono città, luoghi e architetture in scala decrescente, avendo un effetto diretto sulla memoria di chi li abita. Questo a dimostrazione che il fenomeno è prevalente nella modernità ed è radicato tanto a scala urbanistica e ambientale che a scala locale, architettonica. I luoghi che produce evocano a volte un’estetica del sublime, l’estetica della catastrofe intesa come la potenza o la vastità di un oggetto che potrebbe distruggere chi lo osserva. “L’anima che cambia di fronte alla natura che cambia.

Sociologi, antropologi, fotografi hanno da sempre indagato sulle ragioni e le pulsioni che portano l’uomo ad abitare luoghi e architetture consolidate nel tempo e divenute parte della memoria collettiva e dell’esperienza dell’individuo. Minore attenzione si è data ai motivi che portano l’Uomo ad abbandonare un luogo dove negli anni ha vissuto, lavorato, maturato esperienze che hanno contribuito alla formazione della sua identità, e a ciò che produce questo processo di allontanamento e quindi di mancanza. Quali sono le patologie che investono la città contemporanea? Esistono casi emblematici a definire le modalità di abbandono e i gradienti di percezione e di “investimento di senso” che coinvolgono città, luoghi e architetture in scala decrescente, avendo un effetto diretto sulla memoria di chi li abita. Questo a dimostrazione che il fenomeno è prevalente nella modernità ed è radicato tanto a scala urbanistica e ambientale che a scala locale, architettonica. I luoghi che produce evocano a volte un’estetica del sublime, l’estetica della catastrofe intesa come la potenza o la vastità di un oggetto che potrebbe distruggere chi lo osserva. “L’anima che cambia di fronte alla natura che cambia.

Giulio Rosi

Perugino, classe 1990. Ha avuto sin da bambino una
formazione multidisciplinare. Laureato in ingegneria edile-Architettura, da molti anni disegna e costruisce mobili e modelli di studio, manipolando direttamente la materia. Curatore di Collezione Alunni, progetto sull’attualizzazione dell’ebanisteria Umbra di citazione rinascimentale.

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